Addio all’abbondanza di alluminio: si apre la stagione del deficit
Dopo decenni di surplus, il mercato dell’alluminio si avvia verso una crisi di segno opposto: scarsità strutturale di metallo.
Dopo decenni di surplus, il mercato dell’alluminio si avvia verso una crisi di segno opposto: scarsità strutturale di metallo.
L’industria europea dell’alluminio chiede a Bruxelles di introdurre dazi sulle esportazioni di rottami, sempre più attratti dai mercati asiatici. I riciclatori si oppongono denunciando carenze di domanda interna.
Una recente analisi di mercato indica che il mercato delle lattine per alimenti e bevande, incluse quelle di alluminio, crescerà costantemente.
Le preoccupazioni relative ai costi e alla disponibilità di rame hanno accelerato la sostituzione con l’alluminio nei sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria.
Bruxelles sta valutando una stretta sulle esportazioni di rottami di alluminio per garantire alle fonderie europee un accesso più facile a materie prime sempre più scarse e costose.
L’aumento delle scorte LME e i dazi USA spingono i prezzi al ribasso, mentre domanda trainata dalle energie rinnovabili e la scarsità di rottami in Europa creano squilibri che mettono a rischio la stabilità del settore.
I dazi di Trump hanno spinto i rottami verso gli USA, lasciando gli impianti europei senza materia prima. Bruxelles prepara misure straordinarie per evitare il collasso di un settore strategico per la transizione verde.
Il lungo braccio di ferro sulle scorte LME di alluminio sta perdendo forza. Dopo mesi di movimentazioni nei magazzini di borsa, i volumi si sono ridotti e la capacità di stoccaggio è in calo.
I produttori europei di alluminio devono affrontare una triplice sfida: le importazioni cinesi a basso costo, l’aumento dei dazi USA e la capacità delle Big Tech di pagare prezzi elevati per l’energia.
Dopo quasi mezzo secolo di declino della metallurgia statunitense, Trump vuole recuperare le industrie strategiche perdute.
Anche se i prezzi dell’alluminio hanno raggiunto i massimi da 4 mesi, tra dazi, tensioni geopolitiche e nuove strategie industriali, il mercato resta instabile e fortemente esposto a cambiamenti improvvisi.
Nel primo semestre del 2025, la produzione mondiale di alluminio primario ha registrato una crescita moderata nonostante numerosi problemi.
AMAG Austria Metall AG, colosso dell’alluminio austriaco, registra un crollo del 64% dell’utile netto a causa dei dazi statunitensi, saliti al 50%.
La soluzione alla debole domanda globale di billette potrebbe essere l’alluminio liquido, più rapido da consegnare, meno energivoro e più flessibile.
Nel 2025 il mercato globale dell’alluminio mostra segnali contrastanti. Mentre i premi statunitensi volano, quelli europei crollano.
Emirates Global Aluminium ed il colosso italiano Brembo rafforzano la loro alleanza puntando sull’alluminio solare CelestiAL, prodotto nel deserto degli Emirati.
Le scorte di alluminio nei magazzini LME sono crollate ai minimi degli ultimi anni, mentre i prezzi continuano a salire. Alla base del calo, un complesso intreccio geopolitico tra Russia e Cina, che sta ridisegnando le rotte dell’alluminio globale.
Una serie di fattori, quali l’aumento delle vendite al dettaglio in Cina, la riduzione delle scorte e l’impennata dei prezzi della bauxite, hanno spinto in alto i prezzi dell’alluminio.
I metalli hanno reagito bene al raddoppio dei dazi USA. Ma dietro questa apparente stabilità, le dinamiche di mercato stanno cambiando: dalla spinta verso il riciclo dell’alluminio negli USA al rischio di squilibri nei mercati globali.
La decisione degli Stati Uniti di raddoppiare i dazi sull’alluminio rischia di innescare una guerra commerciale con l’Unione Europea, che vede aumentare le esportazioni di rottami verso il mercato americano.
LME sotto i riflettori dopo una mossa audace di Mercuria, colosso del trading energetico, che ha assunto una posizione record sull’alluminio, ben oltre le scorte disponibili.
I nuovi dazi sull’alluminio annunciati da Donald Trump fanno impennare i prezzi negli Stati Uniti e rischiano di destabilizzare il mercato europeo.
Donald Trump rilancia la sua battaglia protezionista annunciando il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio, portandoli dal 25% al 50%. La misura entrerà in vigore il 4 giugno.
Con la domanda interna in calo, la Cina sta esportando acciaio, alluminio e rame a livelli record, inondando i mercati globali con metalli a basso costo.
Grazie a tecnologie di riciclo all’avanguardia, il settore dell’alluminio sta trasformando uno dei suoi più ostinati sottoprodotti, le scorie, in una risorsa strategica.
La minaccia di dazi americani sul rame ha sconvolto i mercati: mentre i trader fisici festeggiano, i gestori di fondi fuggono da un metallo diventato troppo volatile. L’alluminio, più stabile e meno esposto alle tensioni doganali, è ora il nuovo rifugio per chi vuole scommettere contro la salute dell’economia globale.
Mentre l’acciaio tedesco affronta una crisi senza precedenti tra sovrapproduzione globale, costi energetici elevati e pressioni ambientali, un altro metallo potrebbe emergere come protagonista della transizione industriale: l’alluminio.
JP Morgan prevede un rialzo dei prezzi di alluminio e rame nella seconda metà del 2025. Nel frattempo la Svizzera ha vietato le importazioni di alluminio da Russia e Bielorussia.
I metalli industriali hanno tirato un sospiro di sollievo dopo che Stati Uniti e Cina hanno concordato di ridurre temporaneamente i dazi sulle rispettive importazioni.
Un team di ricercatori internazionali ha sviluppato leghe di alluminio scalabili per l’economia dell’idrogeno.