La Cina compra 20 tonnellate di oro in un solo mese. È il maggiore acquisto mensile dal 2023
Oro, riserve e geopolitica: perché Pechino continua ad accumulare metallo mentre i dati sul lavoro americano sostengono l’ipotesi di tassi più alti.
Tutte le ultime notizie dai mercati delle commodities, dei metalli, dell’energia e delle aziende operanti nei settori dell’economia reale.
Oro, riserve e geopolitica: perché Pechino continua ad accumulare metallo mentre i dati sul lavoro americano sostengono l’ipotesi di tassi più alti.
La Cina ha quasi esaurito lo spazio per aumentare la propria produzione interna di alluminio, ma sta aggirando il vincolo domestico con efficienza operativa e investimenti in Indonesia, Kazakistan e Angola. Il tetto produttivo di Pechino non ferma la leadership cinese, ma la sposta lungo la geografia mondiale della filiera.
Spinto dall’incertezza sui dazi della presidenza statunitense e da un arbitraggio record che concentra il metallo nei depositi COMEX a scapito di Europa e Cina, il rame tocca il picco storico di 14.779 dollari sul LME.
Il rame resta vicino ai record mentre la produzione mineraria globale cala. Cile in difficoltà, Congo in crescita e prezzi sostenuti da un’offerta sempre più rigida.
Lo zinco al LME ha raggiunto 3.990 dollari per tonnellata. Calano le miniere, crollano le tariffe di trattamento e cresce la dipendenza occidentale dalla Cina.
Il rame sfiora i massimi storici mentre Comex e LME divergono: scorte USA triplicate, produzione cilena ai minimi e un surplus teorico che rischia di diventare deficit.
Secondo UBS, le materie prime sono entrate in una fase strutturale, sostenuta da elettrificazione, intelligenza artificiale e anni di investimenti mancati. I numeri raccontano una scarsità fisica che i mercati finanziari non possono più ignorare.
Il rame ha aggiornato i massimi sul COMEX e avvicinato il record sull’LME, sostenuto da domanda elettrica e digitale, da tensioni commerciali e da una produzione che fatica a seguire il passo.
Il rame raggiunge nuovi record tra Comex e LME, ma il motore del rialzo è nei flussi fisici. L’attesa di possibili dazi statunitensi richiama metallo negli USA e riduce la disponibilità altrove.
Lo zinco LME tocca 3.823,85 dollari, massimo da quattro anni, mentre le scorte europee si assottigliano e in Cina aumentano.
Il conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi dell’alluminio a livelli record, mentre sanzioni, CBAM e crisi energetica ridisegnano le filiere globali. In questo scenario, l’Azerbaijan emerge come uno dei protagonisti più dinamici, con produzione, export e ricavi di Azeraluminium in forte crescita.
L’impennata delle scorte on-warrant del London Metal Exchange ha ridotto la pressione sul rame pronta-consegna e su una backwardation arrivata a livelli eccezionali. Ma il mercato fisico è ancora deformato…
Il mercato europeo dei coils d’acciaio è immobile, ma le nuove quote tariffarie, il CBAM, le difficoltà logistiche e la minore disponibilità di import potrebbero cambiare l’equilibrio da settembre. Le acciaierie vedono spazio per salire, mentre distribuzione e centri di servizio comprano con cautela.
Il rame si avvicina ai massimi storici mentre il mercato fisico si restringe. Premi record sul pronto, scorte LME in calo, fermi produttivi tra Cile, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo raccontano una corsa guidata più dalla fragilità dell’offerta che da una vera accelerazione dell’economia mondiale.
Il taglio di produzione di allumina ad Alunorte, deciso da Norsk Hydro per problemi di fornitura gas, si somma alla crisi mediorientale legata alla guerra in Iran e spinge l’alluminio a un massimo di sette settimane, con le scorte LME ai minimi dal 1990.
Il crescente utilizzo di rottame di rame nelle raffinerie cinesi è la risposta a una stretta sul concentrato che ha portato i TC/RC a minimi record.
Il nichel scende a 16.760 dollari per tonnellata mentre il mercato teme che la revisione delle quote RKAB in Indonesia possa essere più ampia delle attese, aumentando l’offerta disponibile nel 2026.
Il rame segna nuovi massimi tra corsa alle importazioni statunitensi, attese sui dazi e una filiera globale sotto pressione.
Il minerale di ferro scende ai minimi da un anno a Singapore, schiacciato da domanda cinese debole, margini siderurgici ridotti e offerta crescente.
I prezzi del rame tornano vicini al record di giugno, spinti da una stretta fisica del mercato e dalla FED che lascia i tassi fermi.
Le tempeste nel nord del Cile hanno fermato o rallentato diverse miniere di rame, da Caserones a Los Pelambres e El Teniente. L’impatto appare temporaneo, ma mette a nudo un mercato già esposto a minori gradi minerari, difficoltà idriche e tempi lunghi per sviluppare nuova offerta.
Le scorte di alluminio del LME sono scese a 271.275 tonnellate, minimo dal 1998 e volume inferiore a una giornata di consumo globale. Il dato pesa ancora di più perché il metallo disponibile è in larga parte russo, mentre le tensioni nel Golfo e nello Stretto di Hormuz espongono la filiera a rischi concreti.
La crisi nello Stretto di Hormuz minaccia di aggravare il deficit globale di alluminio oltre le 900.000 tonnellate previste da Norsk Hydro. Mentre Cina e Indonesia tamponano l’offerta e le scorte europee si assottigliano, i prezzi LME risalgono in un mercato sempre più ostaggio della geopolitica.
Tra tassi alti, guerra in Iran e fame di rame per l’AI, i mercati dei metalli industriali e preziosi vivono un 2026 nervoso: rame sostenuto da domanda strutturale e offerta in affanno, alluminio che ha già dimenticato il premio geopolitico, platinoidi divisi tra la resilienza del platino e il crollo di fiducia sul palladio.
Il rame corre grazie alla stretta del mercato fisico in Cina, al calo delle scorte sulle borse e alle difficoltà delle fonderie. Il forte premio tra COMEX e LME riflette inoltre l’attesa per possibili dazi statunitensi sul rame raffinato.
Nel 2026 l’alluminio ha oscillato tra oltre 3.700 e circa 3.019 dollari per tonnellata, seguendo le tensioni nello Stretto di Hormuz. Dietro la volatilità, tuttavia, restano domanda solida, deficit globale e limiti concreti all’espansione produttiva in Cina e Indonesia.
La guerra in Iran ha innescato un deficit improvviso di alluminio, spingendo Europa e Stati Uniti a riaccendere smelter dati per morti.
Le scorte di piombo sul LME toccano il massimo storico dal 1970 dopo due consegne record di Trafigura a Singapore. Dietro l’ondata di metallo si nasconde un gioco di incentivi di magazzino, mentre i prezzi scivolano verso i minimi dal 2022.
Il rallentamento degli acquisti turchi mette sotto pressione l’export europeo di rottame. Gli USA restano stabili, ma la cautela asiatica mantiene il mercato globale in una condizione di volatilità e scarsa visibilità.
Il rame corre, sostenuto da flussi legati ai possibili dazi statunitensi e dal momentum finanziario. Ma Macquarie rileva scorte ai massimi, domanda debole e surplus rilevanti fino al 2028. La tensione sui prezzi non coincide ancora con una reale penuria fisica.