Il venerdì nero dei metalli: rame -3,5%, alluminio -3%, oro -11,4% e argento -35,9%
Una violenta presa di profitto ha colpito i mercati dei metalli. La correzione si è estesa ai titoli minerari, cancellando in poche ore miliardi di capitalizzazione.
Tutte le ultime notizie dai mercati delle commodities, dei metalli, dell’energia e delle aziende operanti nei settori dell’economia reale.
Una violenta presa di profitto ha colpito i mercati dei metalli. La correzione si è estesa ai titoli minerari, cancellando in poche ore miliardi di capitalizzazione.
Il rame ha superato per la prima volta i 14.000 dollari a tonnellata, registrando il maggiore rialzo in oltre sedici anni.
Le nuove stime di Goldman Sachs indicano un mercato dell’alluminio ancora sostenuto nel breve periodo, con prezzi rivisti al rialzo per la prima metà del 2026 grazie a scorte limitate, domanda legata a veicoli elettrici e reti elettriche e incertezze sull’offerta.
I prezzi del manganese sono stati sotto pressione per l’abbondanza di offerta e per la debolezza della siderurgia, mentre prendono forma nuovi driver di domanda legati alle batterie e alla sicurezza delle forniture.
La scarsità di rottami continua a sostenere i prezzi dell’alluminio secondario in Europa, mantenendo elevati i valori di rottami e lingotti nonostante una domanda industriale disomogenea.
Il mercato dell’argento è entrato in una fase di deficit strutturale a partire dal 2021, con una domanda in forte crescita che l’offerta non riesce più a soddisfare.
I produttori europei di HRC hanno riportato gli impianti vicino alla piena capacità, spinti dal recupero dei prezzi e da una minore pressione delle importazioni, nonostante una domanda finale ancora debole e costi legati al carbonio in aumento.
Lo stagno vola su massimi storici, spinto da un’ondata speculativa che ignora segnali di miglioramento dell’offerta e l’aumento delle scorte. Un mercato piccolo travolto dalla liquidità finanziaria, con rischi crescenti per l’intera filiera dei metalli industriali.
Il minerale di ferro ha chiuso il 2025 con una tenuta dei prezzi superiore alle attese, ma il 2026 si apre sotto il segno di nuove pressioni strutturali: rallentamento della domanda cinese, decarbonizzazione della siderurgia, dazi e aumento dell’offerta globale.
Con l’entrata in vigore del CBAM, il costo del carbonio diventa un fattore chiave nei prezzi e nella competitività dell’acciaio, incidendo su margini, investimenti e dinamiche di mercato in un contesto di domanda ancora debole.
I prezzi dell’alluminio negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record (oltre 5.000 dollari), spinti dall’aumento dei dazi, dalla scarsità di offerta globale e dal crollo delle scorte interne.
Per la prima volta nella storia, i future sul rame hanno superato i 13.000 dollari a tonnellata. Ecco che cosa c’è dietro…
Nel 2026 il settore siderurgico globale dovrebbe avviarsi verso una ripresa moderata, sostenuta da investimenti infrastrutturali, politiche monetarie più accomodanti e misure protezionistiche che favoriscono i produttori locali, in un contesto ancora segnato da rischi geopolitici e tensioni commerciali.
Tra dazi, nuove preferenze dei consumatori e il confronto sempre più netto tra naturale e sintetico, il settore ha iniziato a riscrivere le proprie regole, aprendo la strada a un futuro ancora tutto da definire.
Il mercato del minerale di ferro guarda al 2026 con crescente cautela: le previsioni indicano prezzi medi in calo in Cina, sotto pressione per la domanda stagnante e la nuova offerta globale.
Il rame si accinge a chiudere l’anno su nuovi massimi storici, spinto da tensioni sull’offerta, flussi straordinari verso gli Stati Uniti e crescenti aspettative legate alla transizione energetica e all’intelligenza artificiale.
South32 ha annunciato che Mozal Aluminium sarà entrerà in modalità “manutenzione e assistenza” intorno alla metà di marzo 2026.
Visione piuttosto ribassista per ING sui mercati energetici. Al contrario, la maggior parte dei metalli soffrirà di problemi d’offerta, con pressioni rialziste sui prezzi.
Il mercato del rame si prepara al 2026 con fondamentali sempre più in tensione. In un contesto di deficit strutturale, prezzi elevati e volatilità potrebbero diventare la nuova normalità.
Gli analisti di ING Group prevedono un ulteriore rialzo dei prezzi dell’alluminio nel 2026. Ecco perché…
Il mercato globale dei lunghi chiude l’anno in un clima di forte incertezza: domanda debole, costi in aumento e nuove pressioni regolatorie rendono difficile per i produttori definire strategie e mantenere la redditività.
La domanda debole continua a frenare il mercato siderurgico europeo, lasciando i prezzi dell’acciaio quasi immobili.
Si prevede che il mercato globale del riciclo di alluminio crescerà da 57,2 miliardi di dollari a 91,3 miliardi di dollari entro il 2032, a causa della domanda industriale di materiali a basse emissioni di carbonio.
Il rame continua a infrangere record mentre gli operatori scommettono su una carenza globale imminente. Citigroup prevede prezzi fino a 13.000 dollari a tonnellata entro il 2026.
Il rally dell’alluminio rischia di non durare. L’imminente espansione produttiva dell’Indonesia potrebbe raffreddare i prezzi già entro fine 2026.
I produttori sono ottimisti in merito all’aumento dei prezzi, mentre la confusione per il CBAM e la preoccupazione per l’effetto delle nuove misure di difesa commerciale pesano sul mercato.
Rame e argento hanno toccato nuovi record. I due metalli stanno attraversando una fase di rialzi senza precedenti, alimentati da deficit strutturali e crescente domanda industriale.
Hydro ha deciso di consolidare le attività di estrusione in Europa, proponendo la chiusura di cinque dei suoi stabilimenti europei.
Gli analisti di UBS prevedono un forte rialzo dei prezzi del rame nel 2026, spinti da un deficit di mercato in rapido ampliamento e da un’offerta sempre più fragile.
Commerzbank ricalibra al rialzo le stime sui metalli di base. I premi dell’alluminio sono previsti in salita, come riflesso di una crescente scarsità di metallo sui mercati internazionali.