La prossima crisi energetica potrebbe nascere dalla sete
La scarsità idrica non è più una questione collaterale per il settore elettrico, ma un rischio operativo, sociale e politico.
Approfondimenti e notizie dal settore energetico, dalle energie rinnovabili alle energie tradizionali.
La scarsità idrica non è più una questione collaterale per il settore elettrico, ma un rischio operativo, sociale e politico.
L’Europa accelera sulle rinnovabili, ma resta indietro sull’accumulo. Tra prezzi negativi, dipendenza dalle importazioni e dominio cinese nelle filiere del litio, la batteria di sabbia installata in Finlandia indica una possibile strada: tecnologie diverse per bisogni energetici diversi.
Nel 2025 il carbone ha segnato un nuovo record di consumi mondiali, ma ha perso quota nel mix energetico globale. L’Asia, guidata da Cina e India, domina la domanda; l’Europa arretra, gli Stati Uniti rimbalzano.
Lo Statistical Review of World Energy 2026 certifica un nuovo record di emissioni globali nel 2025, nonostante le rinnovabili abbiano coperto l’intera crescita della domanda elettrica.
Il prezzo spot dell’uranio si è stabilizzato nel secondo trimestre 2026 dopo il rally di inizio anno, ma i fondamentali restano solidi.
David Solomon di Goldman Sachs prevede che il restringimento dell’offerta di petrolio spingerà l’inflazione verso l’alto, costringendo i consumatori a cambiare comportamento dopo luglio.
La seconda crisi energetica in quattro anni colpisce l’Europa nel momento peggiore: mentre la corsa globale all’AI e ai data center accelera, i prezzi dell’energia restano il doppio rispetto agli USA, le reti sono congestionate e i tempi di allacciamento scoraggiano gli investitori. Solo i mercati nordici e la Francia offrono un parziale riparo strutturale.
La guerra in Iran ha scatenato una nuova stagione d’oro per i grandi trader di materie prime. Vitol ha incassato circa 2 miliardi nel primo trimestre, Gunvor ha già superato i profitti dell’intero 2025, e Mercuria punta a risultati vicini al record del 2022.
Il Venezuela post-Maduro si apre agli investitori petroliferi, ma la realtà dell’Orinoco Belt è quella di infrastrutture corrose, pozzi abbandonati e un disastro ecologico non rendicontato da anni. Le Big Oil frenano, nonostante le pressioni di Trump.
Analisi critica del petrolio italiano: un settore piccolo ma strategico, dominato dalla Basilicata, vincolato dal PiTESAI e sempre più orientato alla riconversione degli asset.
La crisi in Medio Oriente ha tagliato l’offerta globale di greggio di 11 milioni di barili al giorno e paralizzato il mercato del GNL, smascherando l’eccessivo ottimismo delle stime dei governi.
Israele, regista del conflitto in Medio Oriente, ha una esposizione petrolifera molto meno critica di quella degli altri paesi. Ecco perché…
JP Morgan mette in guardia contro un’imminente crisi globale dell’offerta che inizierà a esaurire progressivamente le scorte di petrolio a partire da aprile.
Il conflitto in Iran riaccende l’incubo di una crisi petrolifera globale: l’Amministrazione Trump esamina scenari fino a 200 dollari al barile che metterebbero in crisi crescita e stabilità economica.
La guerra nel Golfo Persico non minaccia solo l’energia, ma il cuore della finanza globale: il ciclo del petro-capitale. La sua interruzione rischia di innescare una crisi di liquidità e credito su scala mondiale.
La crisi nel Golfo ridefinisce gli equilibri energetici globali: il controllo delle rotte passa all’Iran, mentre produzione e fiducia crollano.
Il mercato dell’uranio è ad un punto di svolta. La domanda nucleare cresce, l’offerta affronta problemi geopolitici e i prezzi dovrebbero adeguarsi per sostenere lo sviluppo di nuove miniere e per garantire la sicurezza delle forniture energetiche.
La chiusura dello Stretto di Hormuz sta paralizzando il traffico energetico del Golfo. Tra produzione sospesa, petroliere ferme e rischio di forza maggiore, il mercato teme un possibile balzo del petrolio fino a 150 dollari al barile.
Lo Stretto di Hormuz concentra un quinto dei flussi petroliferi mondiali e resta il principale punto critico dell’energia globale.
Analisi aggiornata del mercato del litio: prezzi, domanda EV, storage energetico e scenari industriali nel 2026.
La domanda energetica globale ha raggiunto un nuovo record, confermando il ruolo ancora dominante dei combustibili fossili.
Le forze speciali statunitensi hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, per portarli negli Stati Uniti e processarli.
Tra offerta limitata, nuove politiche di supporto e fabbisogni energetici strutturali, il settore dell’uranio si avvia verso un quadro più solido in vista del 2026 e oltre.
I data center stanno diventando un concorrente diretto delle fonderie di alluminio. Alcoa avverte che questo squilibrio rende quasi impossibile sviluppare nuovi impianti metallurgici.
Nel biennio 2023–2024 l’alluminio ha mostrato il suo doppio volto: in Europa è sempre più “green”, grazie a idroelettrico e nucleare, mentre in Asia continua a dipendere dal carbone.
La domanda di uranio è attesa in forte crescita, ma le miniere esistenti andranno esaurendosi e i nuovi progetti richiedono tempi lunghi.
La crescente domanda energetica dell’intelligenza artificiale sta determinando una rapida espansione della produzione energetica, che spesso coinvolge impianti a combustibili fossili.
Gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di petrolio e GNL della UE e il secondo fornitore di carbone. Si prevede che il commercio di energia tra i due paesi aumenterà notevolmente nei prossimi 3 anni.
La Cina è leader mondiale nell’elettrificazione con un tasso del 30%, di gran lunga superiore a quello della UE e degli Stati Uniti.
Dalla Druzhba sovietica al bypass cinese del Mar di Malacca, queste infrastrutture non solo alimentano economie, ma disegnano anche alleanze strategiche.