Alluminio 2027: più offerta in arrivo, ma energia e rottami restano il problema
Deficit o surplus nel 2027? Le previsioni sull’alluminio tra domanda industriale, riavvii produttivi, dazi e crescente competizione per i rottami.
Deficit o surplus nel 2027? Le previsioni sull’alluminio tra domanda industriale, riavvii produttivi, dazi e crescente competizione per i rottami.
L’Indonesia punta a diventare un grande polo dell’alluminio grazie alla bauxite, ai capitali cinesi e agli investimenti pubblici. Ma tra capacità annunciata e metallo disponibile restano centrali da costruire, riserve da preservare e il rischio di ripetere gli eccessi del nichel.
L’alluminio è tornato poco sopra i 3.000 dollari, ma la crisi del Golfo resta visibile nella filiera con premi elevati, produzione limitata e scorte LME ai minimi.
L’alluminio arretra, mentre si riduce il premio per il rischio approvvigionamento. Dollaro, tassi e domanda deludente stanno cambiando le aspettative sul futuro prossimo dei prezzi.
I prezzi dell’alluminio sono sostenuti dai ritardi produttivi nei paesi del Golfo Persico, mentre l’offerta cinese ammortizza queste tensioni.
L’Indonesia accelera nell’alluminio primario tra nuove fonderie, investimenti cinesi e prime esportazioni. La capacità potrebbe avvicinarsi a 2 milioni di tonnellate annue entro fine 2026.
L’alluminio italiano ha il suo baricentro nel riciclo e nella trasformazione, con il distretto Brescia–Bergamo che guida la filiera più completa, mentre Fano, Cisterna e Caserta presidiano la laminazione.
La filiera globale dell’alluminio sta cambiando: rottame, politica commerciale e costi del carbonio sono ormai strettamente collegati.
Premi delle billette 6063 in Europa: quotazioni, differenziali con i pani 99,7 e prospettive per estrusori, fonderie e trader.
Guida professionale ai rottami di alluminio: classificazione ISRI, standard EN 13920, leghe di fonderia, specifiche chimiche e criteri per identificare ogni tipologia di rottame.
Venalum, con 430.000 tonnellate annue di capacità installata, torna al centro dell’interesse occidentale mentre le tensioni in Medio Oriente sostengono i prezzi dell’alluminio.
La Commissione Europea ha deciso di abbandonare la proposta di introdurre un dazio del 15% sulle esportazioni di rottame di …
La Cina ha quasi esaurito lo spazio per aumentare la propria produzione interna di alluminio, ma sta aggirando il vincolo domestico con efficienza operativa e investimenti in Indonesia, Kazakistan e Angola. Il tetto produttivo di Pechino non ferma la leadership cinese, ma la sposta lungo la geografia mondiale della filiera.
Dazi statunitensi, guerra con l’Iran e blocco dello Stretto di Hormuz stanno ridisegnando il mercato globale dell’alluminio.
I grandi aerei a lungo raggio hanno progressivamente sostituito l’alluminio con compositi in fibra di carbonio. Meno peso, migliore resistenza alla fatica e alla corrosione, maggiore autonomia e nuove possibilità per il comfort di cabina ridefiniscono l’economia stessa del volo.
Dopo oltre tre anni di fermata, Slovalco ha avviato il graduale riavvio della produzione di alluminio primario nello stabilimento di …
Il mercato europeo dell’alluminio si prepara ad avere tre nuovi punti di riferimento per stabilire il valore del metallo fisico. …
Il mercato dell’alluminio continua a muoversi in un quadro di forte incertezza, condizionato soprattutto dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche. I negoziati …
Donald Trump vuole riportare la produzione di alluminio negli Stati Uniti, ma il problema è che l’industria americana non produce …
Il conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi dell’alluminio a livelli record, mentre sanzioni, CBAM e crisi energetica ridisegnano le filiere globali. In questo scenario, l’Azerbaijan emerge come uno dei protagonisti più dinamici, con produzione, export e ricavi di Azeraluminium in forte crescita.
La Cina sta attenuando l’impatto della perdita di produzione di alluminio nel Golfo con esportazioni record di leghe e semilavorati. Sollievo a breve termine per il mercato LME ma, nel lungo periodo, rischiamo il trasferimento di attività di trasformazione industriale dall’Occidente verso il sistema produttivo cinese.
Le scorte di alluminio nei magazzini del London Metal Exchange (LME) sono crollate ai livelli più bassi dal 1990, riflettendo …
Il taglio di produzione di allumina ad Alunorte, deciso da Norsk Hydro per problemi di fornitura gas, si somma alla crisi mediorientale legata alla guerra in Iran e spinge l’alluminio a un massimo di sette settimane, con le scorte LME ai minimi dal 1990.
Il prezzo dell’alluminio ha registrato il settimo rialzo giornaliero consecutivo (attualmente quota 3.368 dollari per tonnellata), sostenuto dal deterioramento delle …
La possibile evoluzione del mercato dell’alluminio nei prossimi mesi sarà strettamente legata ai dati commerciali cinesi di luglio, considerati da …
Il prezzo dell’alluminio sull’LME è tornato ai livelli pre-conflitto nonostante due milioni di tonnellate di produzione perse nel Golfo per la guerra in Iran. Cosa c’è dietro questa calma apparente?
Le scorte di alluminio del LME sono scese a 271.275 tonnellate, minimo dal 1998 e volume inferiore a una giornata di consumo globale. Il dato pesa ancora di più perché il metallo disponibile è in larga parte russo, mentre le tensioni nel Golfo e nello Stretto di Hormuz espongono la filiera a rischi concreti.
La crisi nello Stretto di Hormuz minaccia di aggravare il deficit globale di alluminio oltre le 900.000 tonnellate previste da Norsk Hydro. Mentre Cina e Indonesia tamponano l’offerta e le scorte europee si assottigliano, i prezzi LME risalgono in un mercato sempre più ostaggio della geopolitica.
Tra tassi alti, guerra in Iran e fame di rame per l’AI, i mercati dei metalli industriali e preziosi vivono un 2026 nervoso: rame sostenuto da domanda strutturale e offerta in affanno, alluminio che ha già dimenticato il premio geopolitico, platinoidi divisi tra la resilienza del platino e il crollo di fiducia sul palladio.
Nel 2026 l’alluminio ha oscillato tra oltre 3.700 e circa 3.019 dollari per tonnellata, seguendo le tensioni nello Stretto di Hormuz. Dietro la volatilità, tuttavia, restano domanda solida, deficit globale e limiti concreti all’espansione produttiva in Cina e Indonesia.