Nuove previsioni Goldman Sachs sull’alluminio: 3.400 dollari per quest’anno
Goldman Sachs alza le sue previsioni sul prezzo dell’alluminio a causa delle riduzioni dell’offerta, anche se la domanda cresce lentamente.
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Goldman Sachs alza le sue previsioni sul prezzo dell’alluminio a causa delle riduzioni dell’offerta, anche se la domanda cresce lentamente.
Un possibile conflitto prolungato con l’Iran potrebbe ridisegnare il mercato del rame, comprimendo domanda e margini mentre aumentano costi e incertezze.
Le interruzioni nello Stretto di Hormuz stanno ridisegnando il mercato globale dell’alluminio, con riduzioni produttive nel Golfo, aumento della domanda alternativa e prospettive di un deficit significativo.
La Cina sta consolidando il controllo globale delle materie prime critiche attraverso una strategia integrata che unisce investimenti minerari e industria cleantech, ridefinendo equilibri geopolitici e opportunità per i paesi emergenti.
I produttori siderurgici europei stanno valutando la possibilità di introdurre nuovi supplementi energetici dopo l’impennata dei prezzi del gas e del petrolio, innescata dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz costringono i produttori di alluminio del Golfo a ripensare le rotte dell’export: tra deviazioni costose, limiti infrastrutturali e nuove strategie logistiche, emerge la fragilità delle catene globali.
La domanda globale di acciaio cresce trainata da India e Cina, ma tra vincoli produttivi e impatti del CBAM, la siderurgia europea perde terreno competitivo.
Il rame ha raggiunto prezzi record grazie a elettrificazione e AI, ma la filiera della fusione sta affrontando una forte compressione dei margini. Quali rischi e quali opportunità per produttori e governi?
Il prezzo dell’alluminio è salito di circa il 10% dall’inizio di marzo, sostenuto da timori sull’offerta legati al conflitto con Iran, ai limiti produttivi della Cina e a segnali di forte tensione nel mercato fisico asiatico.
Tra energia cara, domanda debole, incertezza normativa in Europa e protezionismo, il settore dei prodotti lunghi affronta una fase instabile e difficile da prevedere.
Le tensioni in Medio Oriente e le difficoltà nello Stretto di Hormuz spingono l’alluminio verso i massimi degli ultimi anni. Premi regionali in forte crescita e possibile aumento delle esportazioni cinesi ridisegnano gli equilibri del mercato.
Nonostante il surplus globale annunciato, il nichel rimane volatile: l’Indonesia gestisce l’offerta per salire nella catena del valore, creando tensioni sul mercato delle batterie mentre l’acciaio inox resta un driver silenzioso ma determinante.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz mettono a rischio le forniture globali di zolfo, materia prima essenziale per produrre acido solforico. Nichel indonesiano e rame africano potrebbero subire rallentamenti produttivi, mentre cresce la competizione globale per le forniture.
Il conflitto in Medio Oriente introduce nuove incognite per il mercato siderurgico europeo. Tra rotte logistiche più lunghe, costi energetici elevati e regolamentazione UE, gli operatori valutano se le tensioni geopolitiche riusciranno a sostenere i prezzi dell’acciaio nonostante una domanda ancora debole.
Si stanno interrompendo i flussi di alluminio dal Medio Oriente. Gli analisti ipotizzano scenari fino a 4.000 dollari per tonnellata, mentre i premi fisici in Europa e USA segnano nuovi record.
Il conflitto con l’Iran ha riscritto le aspettative sui tassi USA, spingendo al rialzo rendimenti reali e dollaro. Per il rame si apre una fase delicata: tra rischio ciclico di breve periodo e fondamentali strutturali ancora solidi, il 2026 si giocherà sull’equilibrio tra inflazione energetica e domanda globale.
L’escalation nel Golfo spinge al rialzo i premi fisici dell’alluminio, soprattutto in Europa, senza per ora compromettere in modo strutturale l’offerta globale. Il vero rischio è nella durata delle tensioni e nei costi logistici ed energetici.
L’escalation tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico minaccia i flussi globali di acciaio: semilavorati iraniani a rischio, noli in aumento e possibili ritardi verso l’Europa.
L’escalation militare in Medio Oriente spinge l’alluminio al rialzo sul London Metal Exchange. Il rischio di interruzioni nello Stretto di Hormuz riporta al centro la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali.
Il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz riaccende il rischio su petrolio, GNL, fertilizzanti, inflazione e materie prime in generale.
I prezzi europei di HRC, CRC e zincato tornano ai livelli più alti dal 2024. CBAM e nuove salvaguardie riducono l’import e rafforzano le acciaierie UE.
Prezzi del rame sostenuti dal restocking cinese post Capodanno lunare, ma il vero test sarà il calo delle scorte globali.
Il CBAM è decisivo per la competitività dell’alluminio europeo. Senza l’inclusione di tutto il secondario e con l’estensione alle emissioni indirette, il rischio è penalizzare la filiera UE e favorire le importazioni.
L’Indonesia rafforza i controlli sull’export di nichel e NPI per sostenere una filiera domestica dell’auto elettrica. La stretta potrebbe ridurre l’offerta di NPI, riattivare la domanda di rottame inox in Asia e ridisegnare gli equilibri geopolitici della catena del valore.
Il rally del rame si ferma: magazzini in aumento, volatilità a Shanghai e incognita dazi USA pesano sul breve termine
Il rame rimbalza verso 13.000 dollari per tonnellata, ma le scorte elevate in borsa limitano il rialzo e mantengono alta la volatilità.
Il calo dell’estrazione di nichel sostiene il mercato dei rottami inox, influenzando prezzi, approvvigionamenti e strategie delle acciaierie.
Le notizie di una marcia indietro USA sui dazi sull’alluminio deprimono i prezzi ma non cambiano le dinamiche di un mercato distorto dalla politica.
La strategia di ArcelorMittal si muove su due binari: decarbonizzazione sostenuta da incentivi pubblici in Europa e forte espansione produttiva in India.
Dopo il rally record, il rame potrebbe avviarsi verso una fase di normalizzazione. Il mercato resta sospeso tra incertezze politiche sui dazi USA, dinamiche speculative e fondamentali globali che indicano un surplus crescente.