Scorte ai minimi e prezzi in salita. L’emergenza diesel è appena iniziata e l’Europa è il fronte più vulnerabile
La crisi energetica rischia di diventare particolarmente grave per l’Europa, dove il diesel è già aumentato del 70% rispetto ai …
La crisi energetica rischia di diventare particolarmente grave per l’Europa, dove il diesel è già aumentato del 70% rispetto ai …
Secondo ICT (International and Trading Company), le attuali politiche europee per la siderurgia rischiano di indebolire, anziché rafforzare, la competitività …
I tagli di luglio ai listini di De Beers segnano il cedimento della lunga difesa di prezzi superiori al mercato. Meno sightholders e una filiera schiacciata tra domanda debole, pietre di laboratorio e incertezza geopolitica.
David Solomon di Goldman Sachs prevede che il restringimento dell’offerta di petrolio spingerà l’inflazione verso l’alto, costringendo i consumatori a cambiare comportamento dopo luglio.
Secondo l’OCSE, la sovraccapacità globale di acciaio è destinata a raggiungere 745 milioni di tonnellate entro il 2028. I prezzi di mercato, tuttavia, non riflettono ancora questo cambiamento strutturale.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha innescato una crisi dei fertilizzanti che minaccia di trasformarsi in una carestia globale.
La crisi in Medio Oriente ha tagliato l’offerta globale di greggio di 11 milioni di barili al giorno e paralizzato il mercato del GNL, smascherando l’eccessivo ottimismo delle stime dei governi.
Le prossime due settimane saranno cruciali. Se le interruzioni nel Golfo Persico dovessero persistere, una serie di problemi a catena potrebbe innescare inflazione, carenze e un ampio shock economico globale.
Il conflitto in Iran riaccende l’incubo di una crisi petrolifera globale: l’Amministrazione Trump esamina scenari fino a 200 dollari al barile che metterebbero in crisi crescita e stabilità economica.
Deflussi record dagli ETF sulle commodity nel pieno della crisi in Medio Oriente: oro e argento sotto pressione mentre gli investitori privilegiano liquidità e realizzo dei profitti.
Il blocco dello Stretto di Hormuz sta spingendo al rialzo i costi energetici e logistici, con impatti diretti su acciaio, cemento, alluminio e rame, ridisegnando gli equilibri del settore edile.
L’industria chimica europea affronta una crisi segnata dal crollo degli investimenti, dall’aumento delle chiusure di impianti e da costi energetici elevati.
Lo stabilimento sardo ex Alcoa è fermo da anni, simbolo di una deindustrializzazione che continua a consumare risorse e speranze.
La domanda di acciaio in Italia è in crisi: consumi ai minimi storici, industria manifatturiera in difficoltà e investimenti pubblici frenati dal debito.
Tra crisi del settore, intervento dello Stato e ricerca di un compratore privato, British Steel è al centro di una sfida cruciale per il futuro dell’acciaio britannico e degli ultimi altoforni del paese.
La divisione siderurgica di Thyssenkrupp è in crisi e inizierà a ristrutturare. Migliaia di posti di lavoro sono a rischio.
Il motore industriale europeo continua a perdere colpi. Produzione in calo, energia troppo cara, delocalizzazioni e ritardi tecnologici stanno accelerando la deindustrializzazione della UE.
Negli ultimi mesi, un numero crescente di aziende del settore siderurgico della UE ha segnalato incendi e interruzioni della produzione.
L’Unione Europea prepara nuovi dazi sull’acciaio per proteggere il proprio mercato, ma la misura rischia di travolgere l’industria siderurgica britannica.
Costi energetici elevati, bassa domanda, export cinese e dazi stanno provocando il crollo del settore siderurgico europeo.
L’impegno dell’Europa nella produzione di acciaio a basse emissioni sta vacillando a causa dell’elevato costo dell’idrogeno verde e dell’elettricità.
L’escalation tra Israele e Iran riaccende i timori di una crisi energetica globale. Il rischio concreto di un blocco dello Stretto di Hormuz, crocevia del 30% del petrolio marittimo mondiale, potrebbe far impennare i prezzi e destabilizzare i mercati.
Volvo ha annunciato il taglio di 3.000 posti di lavoro, alimentando timori sul calo della domanda di acciaio a livello globale.
Mentre l’acciaio tedesco affronta una crisi senza precedenti tra sovrapproduzione globale, costi energetici elevati e pressioni ambientali, un altro metallo potrebbe emergere come protagonista della transizione industriale: l’alluminio.
L’ex Ilva sta affondando, mentre la burocrazia rallenta gli interventi urgenti. Il governo appare incapace di offrire una direzione chiara.
La UE accelera sui metalli critici con 47 progetti strategici per ridurre la dipendenza dalle importazioni, mentre i settori dei metalli tradizionali lottano per sopravvivere.
Gli elettori tedeschi si preparano ad andare alle urne, mentre i partiti politici cercano soluzioni a quello che sembra un inarrestabile declino della manifattura del paese.
Nonostante una leggera ripresa nel 2024, le capacità dei principali paesi produttori d’acciaio restano sottoutilizzate.
L’industria italiana è in crisi, tra calo della produzione, mancati investimenti e burocrazia soffocante, ma il problema sembra essere ignorato da politica e opinione pubblica, mentre il rischio di una pericolosa deindustrializzazione si fa sempre più concreto.
I produttori di acciaio europei stanno tagliando i costi, i posti di lavoro e ritardando il pagamento dei salari. Ecco dove sono i punti dolenti della nostra siderurgia.