Previsioni oro 2026: dove puntano le grandi banche (e perché si parla di 6.000 dollari)?
Tra de-dollarizzazione, ESG e costi estrattivi in aumento, il mercato dell’oro ha cambiato struttura in modo permanente.
Tra de-dollarizzazione, ESG e costi estrattivi in aumento, il mercato dell’oro ha cambiato struttura in modo permanente.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato una crisi globale dello zolfo che colpisce direttamente la produzione di rame in Congo e Cile e di nichel in Indonesia. Con i costi in impennata e le scorte in esaurimento, la competizione con il settore agricolo rende il problema strutturale, indipendentemente dall’esito del cessate il fuoco.
Un’analisi sui nuovi equilibri del rame, con prezzi vicini ai massimi storici che nascondono il crollo senza precedenti dei margini di raffinazione e un mercato ostaggio della geopolitica e del monopolio asiatico.
Analisi critica del petrolio italiano: un settore piccolo ma strategico, dominato dalla Basilicata, vincolato dal PiTESAI e sempre più orientato alla riconversione degli asset.
Le restrizioni alle esportazioni di rottami, in crescita in Europa e altrove, rischiano di frammentare un sistema commerciale globale che funziona per ragioni economiche, non politiche.
La crisi geopolitica in Medio Oriente sta innescando un profondo deficit nel mercato dell’alluminio, con prezzi proiettati verso i 3.800 dollari a tonnellata, mentre l’offerta di allumina resta in apparente equilibrio.
La crisi in Medio Oriente ha tagliato l’offerta globale di greggio di 11 milioni di barili al giorno e paralizzato il mercato del GNL, smascherando l’eccessivo ottimismo delle stime dei governi.
La crisi in Medio Oriente innesca un effetto domino sui mercati delle commodity: costi logistici fuori controllo e rincari energetici stravolgono le dinamiche produttive di acciaio inossidabile e nichel, acuendo il divario tra i volumi dell’Asia e le difficoltà dell’Europa.
Il mercato dell’alluminio non è trainato dalla carenza attuale, ma dalla paura di quella futura: premi in rialzo, scorte strategiche e supply chain rigide stanno ridisegnando le regole del gioco.
La guerra USA-Iran pesa sull’economia globale tra lo 0,4% e lo 0,7% del PIL e riaccende il mercato bullish sull’oro, mentre i metalli industriali soffrono per il caro carburante e le prospettive di crescita più deboli.
Emirates Global Aluminium ha invocato la clausola di “forza maggiore” su alcune forniture, mentre l’alluminio sale a 3.498 dollari. Sullo sfondo, la chiusura dello Stretto di Hormuz minaccia una cascata di tagli produttivi nel Golfo.
L’intervento americano in Venezuela ha aperto le porte a massicci investimenti nei settori dell’oro, del petrolio e dei metalli rari. Dietro le promesse di stabilità e sicurezza offerte da Washington, si nasconde però la brutale corsa per accaparrarsi le risorse dell’Orinoco.
Nuovo report sui rottami di rame di Persistence Market Research: opportunità, limiti e implicazioni geopolitiche nel nuovo ciclo di una delle materie prime più importanti.
La guerra nel Golfo ha messo in crisi il mercato globale dell’alluminio, tra interruzioni logistiche, dazi e aggiustamenti industriali che rivelano fragilità strutturali.
Analisi aggiornata del mercato delle terre rare nel 2026: prezzi, offerta, domanda, rischi geopolitici, restrizioni cinesi e scenari futuri per investitori e aziende.
Il rame perde slancio sotto il peso della crisi energetica e del conflitto in Medio Oriente. Secondo Goldman Sachs, tra domanda in rallentamento, prezzi sopra il fair value e rischio Hormuz, il mercato torna vulnerabile.
Le prossime due settimane saranno cruciali. Se le interruzioni nel Golfo Persico dovessero persistere, una serie di problemi a catena potrebbe innescare inflazione, carenze e un ampio shock economico globale.
Secondo Eurofer, la sovraccapacità globale di acciaio è a livelli record e sta mettendo sotto pressione l’Europa. Tra quote, scadenze e contraddizioni, il mercato si sta trasformando in un sistema di scarico delle eccedenze.
Il cacao crolla, ma il prezzo del cioccolato resta alto. Tra costi nascosti, scorte acquistate ai massimi e tensioni geopolitiche, il mercato racconta quello che vediamo sugli scaffali.
Israele, regista del conflitto in Medio Oriente, ha una esposizione petrolifera molto meno critica di quella degli altri paesi. Ecco perché…
La guerra sta ridisegnando i mercati: l’alluminio vola per carenza di offerta, il rame rischia il surplus per una domanda debole.
I produttori globali di alluminio si trovano ad affrontare crescenti incertezze in merito all’approvvigionamento energetico.
Gli attacchi a Mobarakeh Steel e Khouzestan Steel segnano l’ingresso diretto della guerra nella capacità produttiva siderurgica del Medio Oriente.
La guerra in Iran e le restrizioni cinesi stanno innescando un “super squeeze” su tungsteno, zolfo ed elio, materiali chiave per semiconduttori e difesa, con prezzi in forte crescita e rischi crescenti per le catene globali.
L’attacco alle infrastrutture dell’alluminio in Medio Oriente amplificano i timori di shock dell’offerta. Non crescono solo i prezzi dell’alluminio, ma anche quelli dei titoli azionari del settore.
JP Morgan mette in guardia contro un’imminente crisi globale dell’offerta che inizierà a esaurire progressivamente le scorte di petrolio a partire da aprile.
Il premio europeo dell’alluminio vola, spinto da tensioni geopolitiche, rincari energetici e vincoli logistici. L’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni, affronta un aumento strutturale dei costi destinato a ridefinire gli equilibri del mercato.
Il controllo cinese su gallio e germanio ha trasformato la supply chain dei semiconduttori in un campo di confronto geopolitico, creando un mercato diviso e mettendo nei guai l’industria occidentale.
Il conflitto in Iran riaccende l’incubo di una crisi petrolifera globale: l’Amministrazione Trump esamina scenari fino a 200 dollari al barile che metterebbero in crisi crescita e stabilità economica.
Deflussi record dagli ETF sulle commodity nel pieno della crisi in Medio Oriente: oro e argento sotto pressione mentre gli investitori privilegiano liquidità e realizzo dei profitti.