Come va il mercato dell’uranio? Prezzi in pausa, ma la domanda corre
Il prezzo spot dell’uranio si è stabilizzato nel secondo trimestre 2026 dopo il rally di inizio anno, ma i fondamentali restano solidi.
Il prezzo spot dell’uranio si è stabilizzato nel secondo trimestre 2026 dopo il rally di inizio anno, ma i fondamentali restano solidi.
La guerra tra Iran e USA ha provocato uno dei più gravi shock di offerta mai registrati nel mercato dell’alluminio. Tuttavia, il temuto collasso dell’offerta non si è verificato.
Il minerale di ferro guarda con ottimismo alla crescita siderurgica di India e Asia sudorientale, con un potenziale deficit di offerta di 650 milioni di tonnellate entro il 2035.
Secondo il Financial Times, le banche centrali stanno riportando l’oro nei propri caveau nazionali, mentre aumentano gli acquisti di metallo prezioso e diminuisce la fiducia nella neutralità delle infrastrutture finanziarie internazionali.
Il mercato dell’alluminio oscilla adesso tra l’eccesso di offerta cinese e il lento ritorno delle fonderie mediorientali.
Quattro grandi aziende siderurgiche e chimiche chiedono al Consiglio europeo di congelare l’EU ETS, dopo aver incassato circa 79 miliardi di euro in certificati gratuiti dal 2005.
Il rame si conferma il metallo simbolo della transizione energetica e dell’intelligenza artificiale. Citigroup vede quotazioni a 15.000 dollari per tonnellata grazie a una domanda strutturalmente forte e a un’offerta che fatica a crescere.
L’alluminio ha registrato un forte ribasso sui mercati internazionali, toccando il livello più basso degli ultimi due mesi dopo che …
Dalla Cina all’Indonesia, il mercato del nichel entra in una nuova fase tra scarsità e protezionismo verde.
La guerra in Medio Oriente sta ridisegnando il mercato dell’alluminio. Primario sotto pressione e rottame decisivo per la sicurezza industriale.
David Solomon di Goldman Sachs prevede che il restringimento dell’offerta di petrolio spingerà l’inflazione verso l’alto, costringendo i consumatori a cambiare comportamento dopo luglio.
La crisi energetica europea ha dimezzato la produzione di alluminio nella regione e fatto schizzare i premi ai livelli del 2022. Ma la domanda flette e la backwardation cresce.
L’Europa si trova al centro di un acceso dibattito sul futuro del rottame di alluminio, considerato sempre più una materia …
Lo stagno ha guadagnato il 40% in sei mesi in Cina, spinto dalla domanda di server AI e semiconduttori avanzati. Analisi dei fattori di offerta e geopolitica che tengono i prezzi ai massimi storici.
Con le rotte commerciali bloccate e la produzione ridotta, si prevede uno shock dell’offerta che durerà tra i 12 e i 18 mesi, mettendo a rischio la stabilità dei prezzi per imprese e consumatori.
Lo zinco è ai massimi da oltre tre anni e mezzo. Dietro il rally ci sono scorte in calo, treatment charges bassi e miniere in difficoltà.
Le scorte LME di rame sono vicine ai massimi dal 2013, ma il metallo disponibile si assottiglia rapidamente. Spostamento massiccio verso gli Stati Uniti in attesa di dazi che non sono ancora arrivati.
L’aumento dei prezzi dell’alluminio e le tensioni geopolitiche nel Golfo stanno accelerando la trasformazione del mercato del riciclo.
L’oro ha superato gli US Treasuries come principale asset di riserva globale detenuto dalle banche centrali. Cresce la sfiducia verso un sistema finanziario troppo dipendente dal dollaro e sempre più esposto a tensioni geopolitiche e sanzioni.
Secondo l’OCSE, la sovraccapacità globale di acciaio è destinata a raggiungere 745 milioni di tonnellate entro il 2028. I prezzi di mercato, tuttavia, non riflettono ancora questo cambiamento strutturale.
Il rame tratta vicino ai 14.000 dollari alla tonnellata e le grandi banche alzano i target: Goldman Sachs a 13.735 dollari, Citigroup fino a 15.000 dollari entro un anno.
I prezzi dell’alluminio corrono perché la crisi nel Golfo ha colpito la filiera nel suo punto più sensibile: la disponibilità immediata.
Il conflitto in Medio Oriente non sta solo agitando i mercati ma sta riscrivendo le catene globali di approvvigionamento di petrolio, LNG, fertilizzanti, petrolchimica e alluminio.
Il nichel è tecnicamente in surplus da quattro anni, ma i premi fisici europei e i warrant cancellati LME raccontano una storia diversa. Analisi di un mercato molto più complesso di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa.
La produzione globale di antimonio è crollata del 28% in cinque anni, le restrizioni cinesi hanno ridisegnato la mappa dell’approvvigionamento e i progetti occidentali sono ancora lontani dalla scala produttiva necessaria.
La minaccia di nuovi dazi americani sul rame raffinato ha riacceso il trading speculativo verso gli USA, con lo spread Comex/LME tornato oltre i 500 dollari per tonnellata.
L’alluminio vola ai massimi da marzo 2022 mentre si accumulano rischi sull’offerta globale. Alle tensioni nel Golfo si aggiungono i controlli produttivi in Cina e le restrizioni alle esportazioni di bauxite dalla Guinea.
Prezzi del rame vicino ai massimi, mentre il mercato scommette su una tregua nel Medio Oriente e sulla domanda elettrica legata all’AI. Ma sotto la superficie la vera questione è un’altra: la catena di approvvigionamento non è affatto tornata normale e i prezzi non ne riflettono ancora fino in fondo la portata strutturale.
Il settore europeo dell’acciaio inossidabile chiude il primo trimestre in miglioramento rispetto al 2025, trainato dall’effetto CBAM sui prezzi e dall’attesa per le nuove misure di salvaguardia. Ma i listini attuali non incorporano ancora il cambiamento strutturale in corso nella catena di approvvigionamento.
Il conflitto nel Golfo ha prodotto uno shock strutturale sull’offerta di alluminio che i prezzi LME non riflettono ancora pienamente. Scorte in esaurimento, premi fisici ai massimi da un decennio e perdita di 2,4 milioni di tonnellate di produzione occidentale segnalano un cambio di regime che il mercato finanziario non ha ancora digerito.