Rame, tutti i carichi verso gli USA. Spread Comex/LME oltre i 500 dollari
La minaccia di nuovi dazi americani sul rame raffinato ha riacceso il trading speculativo verso gli USA, con lo spread Comex/LME tornato oltre i 500 dollari per tonnellata.
La minaccia di nuovi dazi americani sul rame raffinato ha riacceso il trading speculativo verso gli USA, con lo spread Comex/LME tornato oltre i 500 dollari per tonnellata.
L’alluminio vola ai massimi da marzo 2022 mentre si accumulano rischi sull’offerta globale. Alle tensioni nel Golfo si aggiungono i controlli produttivi in Cina e le restrizioni alle esportazioni di bauxite dalla Guinea.
Prezzi del rame vicino ai massimi, mentre il mercato scommette su una tregua nel Medio Oriente e sulla domanda elettrica legata all’AI. Ma sotto la superficie la vera questione è un’altra: la catena di approvvigionamento non è affatto tornata normale e i prezzi non ne riflettono ancora fino in fondo la portata strutturale.
Il settore europeo dell’acciaio inossidabile chiude il primo trimestre in miglioramento rispetto al 2025, trainato dall’effetto CBAM sui prezzi e dall’attesa per le nuove misure di salvaguardia. Ma i listini attuali non incorporano ancora il cambiamento strutturale in corso nella catena di approvvigionamento.
Il conflitto nel Golfo ha prodotto uno shock strutturale sull’offerta di alluminio che i prezzi LME non riflettono ancora pienamente. Scorte in esaurimento, premi fisici ai massimi da un decennio e perdita di 2,4 milioni di tonnellate di produzione occidentale segnalano un cambio di regime che il mercato finanziario non ha ancora digerito.
Il Parlamento europeo approva il nuovo scudo commerciale sull’acciaio con una maggioranza schiacciante, ma la protezione per la siderurgia rischia di trasformarsi in un costo diffuso per PMI, manifattura e consumatori europei.
Gli hedge fund trascinano le scommesse rialziste sul rame ai massimi da venti settimane, mentre il COMEX segna un nuovo record storico.
Le raffinerie di rame, oltre a quelle di alluminio e nichel, segnalano una frattura strutturale tra la narrazione politica del reshoring occidentale e la realtà degli investimenti industriali.
I prezzi globali dell’acciaio tornano a salire, trainati soprattutto dal Brasile e dagli USA. Ma, secondo Goldman Sachs, dietro il recupero dei listini restano squilibri strutturali, con un mercato sempre più regionale, protetto e geopolitico.
Analisi del mercato dell’alluminio tra crisi del Golfo, sanzioni, energia e tre possibili scenari che ridisegnano supply chain e prezzi globali
Oro, argento, platino e palladio tornano al centro dell’attenzione come strumenti di difesa del patrimonio e di diversificazione. Scopriamo come funzionano, quali sono i rischi reali e come costruire una strategia solida tra bene rifugio, domanda industriale e nuove opportunità di mercato.
Il mercato globale del riciclo dei rottami metallici accelera spinto da infrastrutture, acciaio elettrico e sicurezza delle materie prime. Dietro la narrativa green emergono interessi industriali, competizione geopolitica e controllo delle filiere strategiche.
Il mercato globale delle lattine in alluminio continua a crescere, ma il vero nodo industriale è ormai il riciclo. Dal Giappone alla Cina, passando per Brasile e Indonesia, emergono modelli molto diversi accomunati da un obiettivo: trattenere l’alluminio dentro il ciclo economico e ridurre la dipendenza dalla materia prima primaria.
Il minerale di ferro torna ai massimi da ottobre 2024 grazie alla domanda cinese e alla redditività delle acciaierie.
Il rame resta vicino ai massimi storici nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz. A sostenere il mercato sono soprattutto la domanda della Cina e i timori per l’offerta dal Perù.
Il conflitto tra USA, Israele e Iran hanno devastato la produzione di alluminio del Golfo Persico, gonfiato i prezzi a Londra e aperto una finestra d’oro per i produttori e trasformatori cinesi.
Secondo la World Bank, energia, fertilizzanti e sicurezza alimentare globale sono sotto pressione, con 45 milioni di persone a rischio insicurezza alimentare acuta se il petrolio supera i 100 dollari.
Il mercato europeo dell’alluminio è in tensione strutturale, tra deficit di primario, corsa globale al rottame e fragilità energetiche. L’Europa è sempre più esposta alle dinamiche di drenaggio internazionale e alle distorsioni geopolitiche.
Il rimbalzo del nichel (+27% nel 2026) porta sollievo ai grandi produttori, ma la crisi di approvvigionamento dello zolfo mette sotto pressione gli impianti indonesiani.
L’Egitto prova a raddoppiare il peso di Egyptalum, con una partnership da 750-900 milioni di dollari con Trafigura.
Il rame resta sostenuto nonostante il rallentamento macro: scorte in aumento ma scarsità strutturale, colli di bottiglia nella raffinazione e costi minerari crescenti ridefiniscono il mercato.
BlackRock, Fidelity e Regal Partners parlano di super-ciclo dei metalli. Tutto quello che c’è da sapere sulla grande scommessa sui metalli industriali.
La guerra in Iran ha creato due mercati dei metalli che operano su logiche opposte: l’alluminio è ancorato a vincoli fisici reali, il rame a posizionamenti speculativi. Capire la differenza è essenziale per chi opera nel settore.
L’oro sta tornando al centro delle riserve globali mentre le banche centrali riducono l’esposizione al dollaro. Secondo Deutsche Bank, la frammentazione geopolitica e il timore di sanzioni occidentali potrebbero spingere il metallo fino a 8.000 dollari l’oncia nei prossimi cinque anni.
La guerra in Iran ha scatenato una nuova stagione d’oro per i grandi trader di materie prime. Vitol ha incassato circa 2 miliardi nel primo trimestre, Gunvor ha già superato i profitti dell’intero 2025, e Mercuria punta a risultati vicini al record del 2022.
Con le scorte ai minimi pluriennali e il 10% della produzione mondiale a rischio, il rally dell’alluminio ha basi reali ma resta esposto a una de-escalation improvvisa.
Dopo oltre un anno di trimestrali deludenti, i produttori di acciaio europei vedono segnali di ripresa. Restano però domanda ancora debole, energia cara e le promesse non mantenute del piano di riarmo tedesco.
La distribuzione globale del rame mostra una forte concentrazione geografica e una crescente distanza tra disponibilità teorica e accessibilità reale, in un contesto segnato dalla transizione energetica.
Il mercato globale del minerale di ferro mostra segnali di rallentamento. La domanda cinese è più debole, mentre la transizione tecnologica in Europa e Asia e nuova offerta aumentano la pressione competitiva.
La crisi geopolitica nel Golfo sta scatenando un deficit storico nel mercato dell’alluminio. Con prezzi ai massimi da quattro anni e scorte globali insufficienti, gli analisti avvertono che per l’industria manifatturiera occidentale potrebbe essere l’inizio di una paralisi prolungata.