Quando l’Italia era leader nel settore energetico. Il caso Felice Ippolito

Un pezzo di storia recente del nostro paese ci ricorda che la peggior politica ha spesso la meglio sulla scienza. Sarà sempre così in Italia?

Quando l'Italia era leader nel settore energetico. Il caso Felice Ippolito

Quando mi hanno proposto di scrivere un articolo su Felice Ippolito ero titubante. Infatti, ritenevo di avere troppi pregiudizi su questo personaggio per poter scrivere qualcosa di oggettivo.

Per me, Felice Ippolito è stato una specie di idolo, un guru della scienza che ai miei occhi di giovane studente rappresentava la rivista più interessante che avevo mai avuto modo di leggere: Le Scienze. Era lui che l’aveva fondata e di cui fu il direttore dal 1968 a 1995. Ma, con il tempo, ebbi modo di scoprire che questo personaggio e la sua storia erano ancora più interessanti.

Felice Ippolito, probabilmente del tutto sconosciuto alla maggior parte dei lettori, era un geologo e ingegnere napoletano che, negli anni ’60, cercò di promuovere il settore nucleare in Italia.

A quei tempi, il nostro paese era in pieno boom economico e il settore nucleare significava soltanto bomba atomica e utilizzi a scopi militari. Ma chi capiva di scienza (una ristretta minoranza in Italia, allora come oggi) sapeva bene le enormi potenzialità che esistevano nel settore civile.

Un pezzo di storia dell’Italia del boom economico

La storia della parabola professionale di questo ingegnere napoletano è anche un pezzo di storia del nostro paese che inizia nel 1946. Allora, alcuni industriali costituirono il Centro Informazioni Studi ed Esperienze (CISE), diretto dal fisico Giuseppe Bolla, con l’obbiettivo di capire le potenzialità dell’energia nucleare in campo civile. Felice Ippolito venne incaricato di sviluppare il progetto.

Il progetto prese forma e sfociò, nel 1952, nella costituzione del Comitato Nazionale Ricerche Nucleari (CNRN). Un ente di ricerca di cui facevano parte anche due fisici d’eccezione: Edoardo Amaldi (l’unico dei “ragazzi di via Panisperna” rimasto in Italia) e Bruno Ferretti, entrambi allievi di Enrico Fermi.

Il CNRN era un centro di ricerca all’avanguardia e con una concentrazione di competenze davvero straordinaria. Inoltre, era la fucina di così tante idee e progetti che ponevano l’Italia tra i leader tecnologici in questo settore, che sarebbe diventato strategico a livello mondiale. Per farla breve (il CNRN diventò poi CNEN), questa straordinaria concentrazione di know-how arrivò in poco tempo alla realizzazione dell’elettrosincrotone di Frascati, dei centri di ricerca di Ispra (Varese) e della Casaccia (Roma) e, verso la metà degli anni sessanta, all’entrata in funzione della centrale di Trino Vercellese e di Latina, fortemente volute da Enrico Mattei. A quel punto l’Italia era al terzo posto nel mondo per la produzione di energia elettronucleare!

Il caso Ippolito

In questa traiettoria, Felice Ippolito era stato determinante, ricoprendo incarichi esecutivi di primo piano che avevano portato alla costruzione di centrali elettronucleari a brevetto italiano. Ma a questo punto (1963), entrò in gioco la politica. La peggior politica che un paese potesse partorire…

Giuseppe Saragat, ministro degli esteri del governo Moro, criticò in malafede la validità economica delle centrali nucleari, avviando una campagna di delegittimazione di Felice Ippolito, con ogni probabilità su mandato delle potenti multinazionali petrolifere americane.

Ippolito venne quindi sospeso dal CNEN e, nel 1964, venne accusato dalla magistratura di presunte irregolarità amministrative. Ne seguì una condanna a undici anni di carcere, poi ridotti a cinque in appello. Per quanto possa sembrare incredibile, tra le irregolarità per cui fu condannato al carcere c’erano quelle di aver regalato ai giornalisti partecipanti ad un seminario delle borse di finta pelle con dentro gli stampati illustrativi dell’attività del CNEN.

Una vergogna che nessuno potrà cancellare dalla storia politica del nostro paese. Ippolito finí in carcere e Giuseppe Saragat finí a fare il Presidente della Repubblica. L’ingiustizia era così grande che la stesso Saragat, da Presidente della Repubblica, concesse la grazia a Felice Ippolito che, dopo aver scontato 2 anni, poté uscire dal carcere.

Nello scacchiere energetico occidentale, non c’è spazio per l’Italia

Era stata messa una pietra tombale su quello che avrebbe potuto diventare un primato energetico strategico italiano in tutto il mondo, con conseguenze economiche per il futuro del paese difficilmente calcolabili.

D’altronde, già nel 1962, si sarebbe potuto immaginare che non c’era spazio per un’Italia che potesse recitare un ruolo da protagonista sullo scenario energetico mondiale. Le potenti lobby americane non tolleravano concorrenti in casa. Il 27 ottobre 1962 morí in un misterioso incidente aero Enrico Mattei, Presidente dell’ENI. Si trattò in realtà di un attentato, come scritto in una sentenza del processo sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Dopo la reclusione, Felice Ippolito venne accolto dalla stima e dal sostegno di molti accademici ed esponenti politici. Riprese quindi ad insegnare geologia all’università e, per la fortuna di tutti quelli che credevano nella scienza, fondò la rivista Le Scienze. Scomparve nel 1997.

Tornando ai nostri giorni, sappiamo tutti che il capitolo dell’energia nucleare in Italia è ormai chiuso. Ma per chi vuole ripercorrere la storia recente del nostro paese, il caso Ippolito è ricco di insegnamenti, soprattutto per le nuove generazioni, affinché non ripetano gli errori dei loro padri e dei loro nonni.

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È stato un trader nel settore dei metalli per lungo tempo, lavorando con alcune importanti aziende del settore in Italia e in Europa. Esperto in metalli rari, è consulente presso un'azienda svizzera leader sul mercato internazionale di questi metalli. Da qualche anno è impegnato anche nella divulgazione giornalistica del mondo dei metalli rari e delle materie prime. Il suo profilo professionale è su LINKEDIN.
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