La peggior mutazione del COVID-19: la variante B (come burocrazia)

Fa più danni il coronavirus o la nuova ondata di burocrazia, con i suoi percorsi ad ostacoli per ottenere certificati e documenti inutili?

La peggior mutazione del COVID-19 la variante B (come burocrazia)

Il bilancio drammatico della pandemia che ha travolto il mondo è sotto agli occhi di tutti: 4.171.445 morti e 194.785.032 casi (dati del 27 luglio della Johns Hopkins University & Medicine).

Dolore, sofferenze e tragedie che hanno colpito le persone di tutto il pianeta, che si sono trovate ad affrontare difficoltà sanitarie ed economiche inimmaginabili prima del 2020. Ma nei momenti difficili, gli esseri umani hanno la capacità di far emergere le loro doti migliori, compresa la solidarietà che, in qualche modo, riesce ad alleviare le sofferenze di molti.

Un’entitá che non ha niente di umano

Purtroppo, la burocrazia non è un essere umano e non è nemmeno umana. Tanto che, anche in momenti difficili e drammatici come quelli di una pandemia, fa di tutto per complicare la vita di tutta la popolazione. Certificati, permessi, regolamenti che cambiano di giorno in giorno, procedure complicate e incomprensibili arrivano giusto in tempo per aggiungere sofferenza alla sofferenza.

Non si tratta soltanto di un problema italiano, ma di un virus (quello della pandemia burocratica) che si è diffuso in tutto il pianeta, con virulenza diversa a seconda del paese, ma con conseguenze drammatiche ovunque.

Centinaia, se non migliaia, di nuovi certificati che i burocrati si sono inventati dalla sera alla mattina con il buon proposito di arginare il COVID-19. In realtà, con la carta non si arginano i virus ma si mettono soltanto sotto pressione le persone già provate dalla pandemia. In altre parole, certificati e attestazioni varie non sono una foto della realtà sanitaria di un individuo ma, appunto, sono soltanto pezzi di carta.

Qualche esempio? I certificati di vaccinazione o i certificati di negatività falsi che circolano sempre più numerosi, non costituiscono certo una protezione sanitaria per nessuno. Ma anche i certificati che l’autorità burocratica di un paese non riconosce per motivi politici, emarginano molte persone che nella realtà dei fatti sono sane o vaccinate.

Vaccinati contro il virus, ma senza difese contro la burocrazia

Chi lancia strali contro chi non possiede il green-pass (o qualsiasi altro certificato del genere) ignora totalmente che questo genere di certificati non significa nulla da un punto di vista sanitario. Sono soltanto un pezzi di carta virtuali che la burocrazia, nella sua infinita inefficienza e incapacità, qualche volta rilascia e qualche volta nega, a prescindere dalla condizione sanitaria di una persona.

Ne sanno qualcosa gli italiani che vivono in paesi extra-europei, vaccinati, certificati e sani come pesci che quando arrivano in Italia (ma anche nel resto d’Europa) scoprono che per la nostra burocrazia sono degli irriducibili no-vax e che i loro certificati di vaccinazione non sono validi. D’altronde, se vogliono un bel certificato italiano la soluzione è semplice: rifare le vaccinazioni in Italia. Che sarà mai… terza, quarta o quinta dose in pochi mesi non ucciderà certo nessuno! Naturalmente, quando torneranno nel paese dove vivono, i certificati di vaccinazione italiana potranno gettarli nel cestino.

Ma di esempi del genere potremmo farne a centinaia e chiunque ne ha sperimentati sulla propria pelle negli ultimi mesi. Facile capire come la burocrazia stia mettendo a dura prova la pazienza delle persone. La pandemia uccide, mentre la burocrazia scava la fossa.

Non è difficile immaginare che, di questo passo, se la burocrazia non farà molti passi indietro, la popolazione esploderà. Allora, il COVID-19 continuerà a fare danni in tutto il mondo ma, almeno, la variante B (come burocrazia) verrà eliminata dalla faccia della Terra.

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