I costi dell’energia non lasciano scampo alle fonderie di alluminio

La crisi energetica europea resta grave e non si intravedono soluzioni a breve termine. Nel settore dell’alluminio si registrano ulteriori vittime.

I costi dell'energia non lasciano scampo alle fonderie di alluminio

La lista delle fonderie di alluminio in Europa che tagliano la produzione, o che chiudono, si allunga di giorno in giorno. Gli aumenti dei prezzi dell’energia hanno raggiunto livelli insostenibili per il conto economico delle aziende più energivore.

Tagli produttivi, uno dopo l’altro

Nelle scorse settimane abbiamo parlato dei tagli nella più grande fonderia d’Europa (Aluminum Dunkerque Industries France) e nella seconda più grande (San Ciprián di Alcoa), così come delle drastiche misure della ALRO, in Romania.

Recentemente, anche la fonderia Slovalko, di Norsk Hydro, ha deciso di ridurre la produzione al 60%. Questo equivale ad un taglio di circa 35.000 tonnellate all’anno, che si sommano ad una misura simile del 2019 che aveva già abbassato la produzione fino all’80%.

La redditività delle fonderie sta sprofondando

Come ben sanno gli operatori del settore che stanno vivendo sulla propria pelle l’impennata dei prezzi dell’energia in tutta Europa, la redditività delle fonderie è sprofondata in territorio negativo. Le uniche fonderie che si salvano da questo tsunami sono quelle che fanno affidamento su contratti di fornitura di energia a lungo termine.

Alcoa stessa, dopo aver deciso di chiudere l’impianto spagnolo di San Ciprián fino al 2024, ha firmato contratti di energia rinnovabile a lungo termine per ricevere, alla riapertura, circa un quarto del suo fabbisogno energetico da Capital Energy, azienda con sede a Madrid.

Nel breve termine, non ci sono soluzioni

Nel frattempo, i prezzi dell’alluminio sono ai massimi degli ultimi due mesi (oggi, 7 gennaio, il contratto LME a 3 mesi quota 2.930 dollari) e i premi continuano a salire. Ma, quel che è peggio, stanno crescendo le preoccupazioni per la scarsa offerta e per l’aumento dei costi di produzione.

Per fortuna, le spedizioni di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense in Europa hanno fornito un certo sollievo a breve termine ai prezzi del gas. Tuttavia, non si intravede una soluzione immediata alla crisi energetica, tanto che i prezzi del gas continuano a salire.

Secondo Bloomberg, il GNL statunitense ha fatto scendere i prezzi spot del gas di quasi il 40% alla fine del mese scorso, ma i contratti a termine sono diminuiti solo del 30%. In altre parole, il mercato si aspetta che i prezzi dell’energia rimangano alti.

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