Le fonderie di alluminio perdono soldi per i costi energetici insostenibili

Gli smelter europei stanno attraversando momenti molto difficili. I costi energetici sono fuori controllo e le perdite costringono allo spegnimento degli impianti.

Le fonderie di alluminio perdono soldi per i costi energetici insostenibili

Le fonderie di alluminio in Europa stanno soffocando per l’aumento dei costi energetici, in gran parte provocati dalla crisi del gas naturale.

I costi troppo elevati costringono a tagliare la produzione o a chiudere

La lista delle vittime eccellenti si allunga quasi ogni giorno. La più grande fonderia di alluminio primario d’Europa, Aluminium Dunkerque Industries France, ha tagliato la produzione dopo aver registrato perdite per 20 milioni di euro nel mese di novembre, con i prezzi del gas naturale che sono quadruplicati nel corso di quest’anno.

La fonderia rumena Alro, una delle più grandi d’Europa, ha annunciato la scorsa settimana di aver tagliato la produzione primaria del 60% a causa di costi energetici insostenibili. Inoltre, potrebbe chiudere totalmente la fonderia nel 2022 se i costi non scenderanno.

Secondo Bloomberg, Alcoa è pronta a fermare la produzione di alluminio primario per 2 anni nel suo stabilimento in Spagna, il secondo impianto di alluminio più grande d’Europa. Quando ciò avverrà, il mercato europeo verrà privato di una fornitura preziosa, in un momento di domanda quasi record. Sembra che lo smelter spagnolo di Alcoa continuerà a fornire soltanto i clienti strategici nel settore farmaceutico e alimentare.

Ma quelle di cui abbiamo parlato non sono le uniche ad aver annunciato chiusure o tagli produttivi, sono soltanto le più grandi. Sono la punta dell’iceberg prodotto dal power crunch o crisi energetica che dir si voglia.

E i premi crescono…

Una conseguenza di tutto questo si è già manifestata nei premi. Dopo un allentamento durante l’autunno, i premi per la consegna fisica in Europa sono tornati a salire. Per alluminio sdoganato nel Vecchio Continente i premi sono di almeno 330 dollari a tonnellata al London Metal Exchange, in aumento di circa il 19% dall’inizio di dicembre. Tuttavia, anche questi premi non riescono ad attirare metallo nei magazzini LME, che rimangono ancora al di sotto di 1 milione di tonnellate, una cifra che non si vedeva dalla fine del 2019.

Ma le fonderie di alluminio europee non sono le sole ad affrontare momenti difficili. In Cina la situazione è anche peggiore.

La maggior parte degli impianti di alluminio, in particolare quelli che utilizzano energia prodotta internamente, ha subito perdite da fine ottobre a novembre. La causa è l’aumento dei costi dell’elettricità e dei prezzi delle materie prime. La scarsità di carbone termico ha fatto aumentare vertiginosamente i costi dell’energia termica, mentre i prezzi interni dell’alluminio sono rimasti depressi a novembre, aggravando le perdite per le fonderie.

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