Mercati

Capire il dollaro, per conoscere il futuro dei prezzi dei metalli

Il destino del dollaro americano e delle materie sono strettamente interconnessi. Ma cosa c’è dietro l’angolo per la valuta statunitense?

I prezzi delle materie prime sono influenzate da molteplici fattori, che variano nel tempo e che determinano la fortuna o la disgrazia delle commodities. L’andamento dell’economia globale e locale, la domanda e l’offerta sono soltanto alcuni di questi parametri.

Tuttavia, se chiedete a qualsiasi operatore del settore, non mancherà mai di citare una variabile che ha sempre influenzato i prezzi delle materie prime, e dei metalli in particolare: la forza del dollaro americano rispetto alle altre valute.

Un dollaro forte è ribassista per i prezzi delle materie prime, in quanto ogni commodity quotata in dollari costa di più nelle altre valute quando il tasso di cambio del dollaro è forte. Al contrario, un indebolimento della valuta americana spinge ad un aumento dei prezzi delle materie prime.

Perciò, anche senza considerare tutti gli altri fattori di mercato, tenendo sott’occhio l’andamento del dollaro si riesce ad avere un indicatore della direzione dei prezzi delle materie prime.

Il dollaro statunitense ha registrato un scarsa performance nel corso di quest’anno, con un calo del 6%

Come riporta il Financial Times, il dollaro statunitense ha registrato un scarsa performance nel corso di quest’anno, con un calo del 6%. Gli investitori si sono clamorosamente sbagliati all’inizio del 2017, quando avevano scommesso sulla riforma fiscale negli Stati Uniti e su un rafforzamento del dollaro.

Quanto accaduto nel corso di quest’anno ai prezzi dei metalli, è l’ennesima dimostrazione di quanto detto fino ad ora: i metalli sono andati bene perché il dollaro si è indebolito.

Giocoforza domandarsi se, nei prossimi mesi, la valuta statunitense continuerà a scendere o invertirà rotta…

Per cercare di rispondere a questa domanda, dobbiamo guardare a quanto è successo negli Stati Uniti. Infatti, la fortuna del dollaro ha seguito quella della riforma fiscale proposta da Donald Trump. Dal momento in cui Trump ha vinto le elezioni nel 2016, la notizia della riforma fiscale ha eccitato i mercati che consideravamo i vantaggi dei tagli fiscali e del conseguente rimpatrio dei profitti fino ad ora tenuti al di fuori del paese. Ecco perché, nei mesi successivi all’elezione di Donald Trump, il dollaro si era rafforzato di circa il 5%.

Ma non appena i mercati hanno percepito che la riforma fiscale era solo un miraggio, o quanto meno un evento sempre meno probabile, il dollaro si è deprezzato costantemente, toccando recentemente i minimi degli ultimi 33 mesi. Nel frattempo, la crescita economica e l’aumento della fiducia in Europa, hanno rinforzato l’euro, la seconda valuta più importante del mondo.

Certamente, se il Congresso americano dovesse mettersi d’accordo per avviare le riforme fiscali, anche se molti economisti sono scettici sui loro vantaggi reali, il rimpatrio dei profitti esteri avrebbe un impatto profondo e significativo sull’economia degli Stati Uniti e sul dollaro.

Con questi possibili scenari bene in mente, gli acquirenti e gli investitori di metalli possono scommettere su quale sarà il trend dei prossimi mesi.

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