Lo Stato italiano torna nell’ex Ilva. Mossa lungimirante o spreco di denaro?

Il governo italiano ha deciso di rimettersi a fare l’imprenditore in uno dei settori più difficili e rischiosi di questi tempi: la siderurgia.

Lo Stato italiano torna nell'ex Ilva. Mossa lungimirante o spreco di denaro?

Lo stato italiano ritorna a fare l’imprenditore siderurgico. Come ha detto il nostro premier Giuseppe Conte, l’accordo sul futuro di ArcelorMittal Italia è pronto per essere firmato (probabilmente avverrà oggi stesso).

Stato italiano in partnership al 50 percento

Lo Stato italiano (tramite Invitalia) assume la proprietà dell’ex Ilva con una quota del 50 percento, oltre all’impegno di ammodernare sia l’altoforno 5 (il più grande d’Europa e inattivo dal 2015) che l’altoforno 1, ancora in funzione. Inoltre, nell’acciaieria verranno introdotti due forni elettrici ad arco, per mantenere una capacità produttiva di 8 milioni di tonnellate annue.

ArcelorMittal aveva accettato di entrare in Ilva nel 2018 con un contratto di locazione e acquisto per 1,8 miliardi di euro e di investire altri 2,4 miliardi di euro per ripulire e modernizzare l’impianto. Ma a seguito di problemi legali con lo Stato, all’inizio di marzo, ArcelorMittal aveva raggiunto un nuovo accordo con le autorità con il diritto di recedere dall’acquisto di Ilva entro la fine di novembre 2020, previo pagamento di una multa di 500 milioni di euro. Inoltre, il contratto di locazione e acquisto poteva essere esteso fino a maggio 2022.

Imprenditore siderurgico oggi? Un mestiere maledettamente complicato

Con il passare del tempo fare l’imprenditore siderurgico è diventato un mestiere maledettamente complicato. Quando i mercati sono favorevoli e la gestione aziendale è responsabile, i profitti sono enormi. Ma quando i mercati girano le spalle, c’è modo di perdere così tanti soldi che anche un imprenditore esperto non riesce ad immaginare.

Come sa bene chi opera nel settore, il mercato siderurgico globale odierno si trova nel mezzo di una crisi di cui non si intravedono sbocchi. Nessuno, in momenti come questi sta investendo per ampliare la capacità produttiva ma, al contrario, i principali player mondiali stanno cercando di sbarazzarsi delle attività.

In Europa la domanda di acciaio è crollata a causa della pandemia e il mercato è inondato da un eccesso di offerta di acciaio. Non è difficile prevedere che l’ex Ilva non potrà mantenere alti livelli produttivi nel futuro, visto che non ci sono sbocchi per vendere l’acciaio grezzo. Tuttavia, se gli impianti di Taranto non riescono ad operare con una produzione di almeno 6 milioni di tonnellate all’anno vanno incontro ad una perdita certa di bilancio.

Perché investire adesso nella siderurgia?

Ma, quindi, per quale motivo lo Stato italiano si getta in investimenti che nessun altro si sognerebbe nemmeno lontanamente di fare? La risposta è semplice: si vogliono mantenere gli attuali livelli occupazionali. In gioco ci sono i posti di lavoro di circa 10.700 lavoratori nello stabilimento di Taranto.

È assai probabile, per non dire certo, che la mossa del governo italiano salverà i dipendenti dell’Ilva, ma genererà enormi passività che finiranno immancabilmente sulle spalle dei contribuenti di oggi e delle future generazioni.

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