Una scommessa facile, facile: i prezzi dello stagno saliranno a livelli record

Sia l’analisi tecnica che l’analisi fondamentale sono arrivate alla stessa conclusione: nei prossimi mesi i prezzi dello stagno saliranno.

Una scommessa facile, facile: i prezzi dello stagno saliranno a livelli record

Lo stagno è stato per decenni un metallo di cui non interessava nulla quasi a nessuno. Questo fino al 2020, quando i prezzi hanno cominciato una scalata mirabolante. Soltanto nel corso di quest’anno, gli aumenti sono stati del 68% Non male per un metallo trascurato da tutti!

Al di sopra dei massimi

Naturalmente, con numeri così strabilianti, lo stagno è improvvisamente finito al centro delle attenzioni di investitori e speculatori. Secondo gli analisti tecnici, visto che il metallo ha superato e sostenuto il massimo di 33.600 dollari risalente al 2011 (oggi, 20 agosto, il contratto cash quota 33.693 dollari ), non ci sono dubbi che la corsa dei prezzi continuerà verso l’alto.

Ma non c’è solo l’analisi tecnica a sostenere lo stagno. Anche l’analisi dei fondamentali è solida. Infatti, ci troviamo in in un momento in cui tutta la filiera dello stagno è seriamente messa a dura prova. Le scorte di borsa e fuori borsa in tutto il mondo sono diminuite, indice di una domanda fisica che sta drenando metallo.

Come riporta Reuters, le scorte del London Metal Exchange (LME) sono scese da 2.415 tonnellate a fine luglio ad appena 1.730 tonnellate oggi, di cui solo 1.000 tonnellate sono disponibili. Anche le scorte fuori borsa scarseggiano. Alla fine di giugno, soltanto al magazzino LME di Port Klang (Malesia) c’era metallo, ma nella misura di 40 tonnellate.

Come ben sanno i consumatori, in situazioni come queste i premi per la consegna di stagno fisico volano alle stelle. In Europa, i premi sono arrivati tra 1.500 e 2.000 dollari alla tonnellata, livelli che non si ricordano a memoria d’uomo. Ma negli Stati Uniti è ancor peggio, visto che i premi oscillano tra 3.600 e 4.400 dollari.

Colpa della Cina? Questa volta no

Colpa della Cina? Nel caso dello stagno i cinesi non c’entrano, dal momento che sono stati esportatori netti, provocando un crollo delle scorte nazionali allo Shanghai Futures Exchange (SHFE) a sole 1.542 tonnellate, una cifra mai raggiunta da quando sono iniziate le registrazioni alla fine del 2016.

La colpa, se così si può dire, è del mercato. La domanda è forte con il settore degli dispositivi elettronici cresciuto del 29% su base annua nel secondo trimestre e dell’8% rispetto al primo trimestre. Nel frattempo, le miniere e le raffinerie hanno avuto chiusure e problemi di di rifornimento di energia, cosa che non ha consentito alla produzione di stagno di tenere il passo con la domanda.

Fa sorridere il fatto che le criticità di questo mercato sono note da tempo e che gli osservatori e gli analisti avevano messo in guardia per tempo che i prezzi sarebbero saliti a dismisura (“Stagno: un vecchio metallo che tornerà di moda“).

In ogni caso, oggi il mercato dello stagno è clamorosamente in deficit di metallo e nessuno ha dubbi che nei prossimi mesi i prezzi aumenteranno ulteriormente, raggiungendo nuovi massimi record.

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