C’è un paese che vende il suo petrolio a qualsiasi prezzo, ma non all’Italia

La Russia è pronta a vendere petrolio a qualsiasi prezzo, ma soltanto a paesi amici. Le sanzioni occidentali potrebbero ridurre le esportazioni russe di circa 3 milioni di barili al giorno per questo trimestre.

C'è un paese che vende il suo petrolio a qualsiasi prezzo, ma non all'Italia

Mentre il petrolio viaggia sopra i 100 dollari e in Italia gli automobilisti sono disperati per il costo insostenibile dei carburanti, esiste un paese che è disposto a vendere le grandi quantità di oro nero in suo possesso a qualsiasi prezzo. L’unica condizione che pone è che l’acquirente faccia parte di un paese amico.

Come noto, ne l’Italia ne l’Europa fanno parte dei paesi amici della Russia.

La priorità russa è mantenere attiva l’industria petrolifera

Il ministro russo dell’energia, Nikolay Shulginov, ha dichiarato all’agenzia di stampa russa Interfax che la Russia è pronta a vendere petrolio greggio praticamente a qualsiasi prezzo a paesi amici, poiché la priorità è quella di mantenere attiva l’industria petrolifera.

Riguardo invece alla fuga di società straniere dal settore energetico russo, lo stesso ministro ha sottolineato che, per ora, la cosa è soltanto ipotetica. Infatti, queste società, devono prima trovare un acquirente per le attività che hanno in Russia.

Secondo l’International Energy Agency, le sanzioni occidentali potrebbero ridurre le esportazioni russe di circa 3 milioni di barili al giorno nel corso di questo trimestre. Inoltre, la Russia si troverà a dover affrontare il problema della chiusura dei pozzi petroliferi dal momento che sta esaurendo lo spazio di stoccaggio, mentre nuove strutture vengono costruite in tutta fretta.

Una perdita incolmabile per il mercato globale

Ma se la Russia dovrà gestire il problema di tenere in vita il suo settore petrolifero, il mondo occidentale si troverà alle prese con una gatta da pelare ancora più grossa. Come ha avvertito l’OPEC, rivolgendosi all’Unione Europea, ci potrebbe essere una perdita di oltre 7 milioni di barili al giorno di esportazioni russe di petrolio e altri carburanti a seguito delle sanzioni attuali e future. Considerando che la domanda di petrolio rimane forte, è praticamente impossibile sostituire una perdita di volumi del genere.

Considerando che il nuovo stato delle cose potrebbe costringere la Russia a lasciare il petrolio sotto terra, ma pur sempre nelle sue disponibilità future, mentre l’Occidente dovrà pagare a prezzi molto più alti il petrolio sostitutivo, ammesso e non concesso di trovarlo, sorge spontanea una domanda: “le sanzioni occidentali fanno più danni all’Europa o alla Russia?“.

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