Due grossi problemi per l’Europa in Bielorussia: petrolio e gas

Quando ci sono di mezzo petrolio e gas per la sicurezza energetica, le considerazioni sulla democrazia potrebbero passare in secondo piano.

Due grossi problemi per l'Europa in Bielorussia: petrolio e gas

La delicata situazione in Bielorussia non è soltanto una questione di democrazia. Almeno per l’Unione Europea

Infatti, la posizione geografica della Bielorussia, una nazione senza sbocco sul mare di 9,5 milioni di abitanti, è altamente strategica in quanto collega l’est con l’ovest. Se i disordini nel paese dovessero aggravarsi, potrebbe esserci un’interruzione degli approvvigionamenti energetici per l’Europa.

Democrazia in Bielorussia o sicurezza energetica in Europa?

Anche se negli ultimi anni l’attenzione europea per la propria sicurezza energetica era rivolta verso l’Ucraina, adesso scopriamo l’importanza sottovalutata della Bielorussia.

Nel paese di Lukashenko, l’ultimo dittatore d’Europa contestato dai manifestanti in rivolta, ci sono due importanti oleodotti per il trasporto di petrolio e gas.

Uno è l’oleodotto Druzhba, una meraviglia dell’ingegneria costruita negli anni ’60. Si tratta della rete di oleodotti più lunga del mondo e una delle più grandi. Viene chiamato il gasdotto dell’amicizia poiché forniva energia a basso costo alle nazioni comuniste dell’Europa Orientale. Attualmente, la Russia può esportare circa 1,4 milioni di barili al giorno grazie a questo oleodotto.

L’altro è il gasdotto Yamal-Europe Natural Gaseline, un’altra importante estensione della strategia energetica di Mosca. In questo caso la realizzazione risale a dopo la Guerra Fredda, nel 1992. Il gasdotto può trasportare 33 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, che rappresenta circa il 17 per cento dell’intera esportazione di gas della Russia in Europa.

La Russia non permetterà uno scenario ucraino

Anche se la Bielorussia è fortemente dipendente dalla Russia, le relazioni con l’Europa prima delle ultime elezioni stavano migliorando. Lukashenko, spinto dai timori di una fusione con la Russia, cercava di favorire partnership verso occidente.

Adesso, da una parte la Russia farà di tutto per evitare uno scenario ucraino, dall’altra l’Unione Europea è divisa su come rispondere. Lukashenko è diventato il dittatore cattivo agli occhi dell’opinione pubblica occidentale ma il valore strategico della Bielorussia per la sicurezza energetica dell’Europa è troppo grande per innescare una risposta pesante nei suoi confronti.

Cinicamente, potrebbe essere più importante che i rubinetti bielorussi del petrolio e del gas rimangano aperti piuttosto che ritrovarsi in uno scenario di caos sullo stampo libico. Meglio sopportare un dittatore in Bielorussia che rimanere al freddo in Europa.

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