Energia

Estrarre petrolio in mare aperto

L’industria petrolifera mondiale dipende sempre di più dal petrolio estratto negli oceani e grazie alle nuove tecniche estrattive può raggiungere profondità sempre maggiori.

Tutto il sistema energetico mondiale, e di conseguenza anche quello produttivo, è basato in gran parte sul petrolio, che le compagnie petrolifere estraggono in ogni angolo del pianeta, sia sulla terraferma che in mare aperto.

Per estrarre il petrolio grezzo (cioè il petrolio così come viene estratto dai giacimenti) in mare aperto, le multinazionali del settore sono sempre alla ricerca di nuove tecniche di perforazione più efficaci e meno costose. Il processo di perforazione offshore comporta piattaforme fisse sulla superficie dell’acqua, impianti di trivellazione, impianti di perforazione o unità di stoccaggio galleggianti.

Le operazioni di perforazione variano a seconda del tipo di piattaforma, del tipo di impianto utilizzato, del tipo di petrolio e a seconda della profondità dell’acqua. Al giorno d’oggi, le perforazioni oceaniche vanno da una profondità di 90 metri fino ad arrivare a più di 3.000 metri.

Le piattaforme petrolifere odierne si spostano sempre di più verso il mare aperto e in acque profonde

Le prime perforazioni in mare aperto risalgono alla fine del 1800, ma soltanto nel 1938 venne costruito il primo pozzo petrolifero di una compagnia privata, che esiste tuttora nel Golfo del Messico, a circa 2 chilometri dalle coste della Louisiana (Stati Uniti).

Le piattaforme petrolifere odierne si spostano sempre di più verso il mare aperto e in acque profonde, possibilmente in zone che non siano ad alto rischio geopolitico, come il Medio Oriente e l’Africa. Più il pozzo petrolifero è lontano dalla terra ferma e più l’acqua è profonda, tanto maggiori sono i costi operativi. Le operazioni in mare aperto a più di 2.000 metri di profondità possono costare 500.000 dollari al giorno, mentre le operazioni condotte in acque meno profonde costano dai 300.000 dollari ai 400.000 dollari al giorno.


Secondo Forbes, i tre più grandi giacimenti di petrolio offshore si trovano al largo delle coste dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi:

  • Safaniya (Golfo Persico), con una capacità di 36 miliardi di barili di petrolio.
  • Upper Zakum (Golfo Persico), con una capacità di 21 miliardi di barili di petrolio.
  • Manifa (Golfo Persico), con una capacità di 13 miliardi di barili di petrolio.

Non tutte le piattaforme sono di proprietà delle compagnie petrolifere, anzi, solitamente appartengono a grandi società (contractor) specializzate nell’investire in mezzi di perforazione e nell’affittare tutta la struttura, compreso il personale, alle compagnie petrolifere.

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