La guerra ha trasformato radicalmente il ruolo dell’industria siderurgica nell’economia dell’Ucraina. Il contributo del settore al PIL è crollato dal 12% del 2018 al 5,5% del 2025, mentre l’occupazione diretta e lungo la filiera si è ridotta del 55,8%, scendendo a circa 300.000 persone. Una contrazione che non riguarda soltanto le acciaierie, ma intere comunità industriali che dipendono da occupazione, imposte e attività produttive.
Il colpo più pesante è arrivato dalla distruzione di importanti impianti. La perdita di Azovstal e Ilyich Iron and Steel Works a Mariupol ha cancellato circa il 40% della capacità siderurgica nazionale. La conseguenza si è riflessa immediatamente sulle esportazioni: quelle di acciaio sono precipitate da 11,1 miliardi di dollari nel 2021 a 2,9 miliardi nel 2025, mentre quelle di minerale di ferro sono passate da 6,8 a 2,3 miliardi.
Le aziende rimaste operative devono inoltre lavorare in condizioni estremamente difficili, tra bombardamenti, interruzioni dell’elettricità e problemi logistici. Il blocco dei porti ha costretto a modificare le rotte di esportazione, aumentando i costi e riducendo la competitività dell’acciaio ucraino sui mercati internazionali.
Anche gli investimenti sono crollati. Gli investimenti industriali sono passati dai 2 miliardi di dollari del 2021 a soli 0,7 miliardi nel 2022 e 0,9 miliardi nel 2025. Le imprese non hanno praticamente più risorse per programmi di sviluppo e concentrano gli investimenti sulla semplice sopravvivenza degli impianti esistenti. Parallelamente, il gettito fiscale del settore è sceso da 3,5 miliardi a 0,9 miliardi di dollari.
Per evitare la scomparsa di uno dei pilastri industriali del paese, servono interventi straordinari. Tra le priorità figurano la riapertura dei porti e del corridoio marittimo, un fondo internazionale per la ricostruzione dell’acciaio, l’accesso ai finanziamenti europei, un sistema di assicurazione contro i rischi di guerra e maggiori garanzie sul mercato europeo.
L’Ucraina chiede inoltre una revisione del CBAM e quote di importazione, sostegno alla logistica ferroviaria e misure per garantire energia a prezzi competitivi.
Il problema, però, è più grande della siderurgia. Senza un’industria pesante funzionante, l’Ucraina rischia di perdere occupazione, esportazioni, entrate fiscali e la base economica necessaria alla ricostruzione. Per questo, l’acciaio ucraino sarà una componente fondamentale del futuro economico del paese.
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