La tragedia dei prezzi del petrolio in Venezuela

Le brutali conseguenze della discesa dei prezzi del petrolio in uno dei paesi più dipendenti e più ricchi di oro nero del mondo.

Dopo un crollo durato 18 mesi, i prezzi del petrolio continuano ad oscillare, con effetti diretti sulla maggior parte dei paesi le cui economie ne sono fortemente dipendenti.

Non a caso, l’Arabia Saudita, sede della più grande compagnia petrolifera del mondo, la Saudi Aramco, ha annunciato che diventerà completamente indipendente dal petrolio entro il 2030. Ma l’Arabia Saudita non è tra i paesi più dipendenti. Lo sono assai di più (compreso il gas naturale e il carbone) nazioni come Iraq, Libia, Venezuela, Algeria, Brunei, Kuwait, Azerbaigian, Sudan, Qatar e Nigeria.

Questi paesi, ricchi di risorse, hanno costruito le loro economie e i loro governi intorno al petrolio, come se questo dovesse essere una fonte di ricchezza infallibile e senza fine. Un errore clamoroso, di cui adesso stanno pagando le conseguenze.

Nel passato, il mercato del petrolio era un esempio di domanda anelastica ma, negli ultimi anni, il consumo mondiale ha fatto una brusca virata verso l’instabilità. Inoltre, la maggior parte delle nazioni più dipendenti dal petrolio sono economicamente monopolizzato dalle industrie energetiche e sono politicamente fragili. Non tanto in Medio Oriente, come si potrebbe pensare, quanto piuttosto in Africa e Sud America. L’esempio più evidente è il Venezuela, afflitto da disordini politici e con un’economia ormai al collasso.

Il Venezuela è la nazione più dipendente dal petrolio nel mondo. L’oro nero rappresenta il 96% delle esportazioni e oltre il 40% delle entrate pubbliche

Considerando le entrate pubbliche, il PIL e le esportazioni legate al petrolio, il Venezuela è la nazione più disastrosamente dipendente dal petrolio nel mondo. L’oro nero rappresenta il 96% delle esportazioni del paese e oltre il 40% delle entrate pubbliche. Tutto in balia  dei capricci del mercato del greggio.

Forse non tutti sanno che una volta, il Venezuela era il paese più ricco dell’America Latina, ma gli effetti della dipendenza dal petrolio lo hanno scaraventato tra i più poveri. Il Venezuela ha più riserve provate di greggio di qualsiasi altra nazione al mondo ma, a differenza dell’Arabia Saudita, l’altro paese con enormi riserve, ha pochissimi investimenti petroliferi all’estero,  cosa che non aiuta a controllare l’inflazione della moneta locale. Il bolivar ha raggiunto una svalutazione di circa il 500% e il governo ha reagito tagliando i servizi sociali, con una conseguente mancanza di cibo e medicine per la popolazione.

Ma come si accennava inizialmente, il Venezuela è in buona compagnia in termini di petrolio-dipendenza. La Libia, per esempio, ha il 65% del PIL e il 95% delle entrate pubbliche dipendenti dall’energia, con l’84% dei libici che lavorano nel settore pubblico. Ma anche Russia, Angola, Kuwait e Nigeria non scherzano…

Guardando a cosa sta succedendo in tutti questi paesi, sta diventando fin troppo chiaro che il petrolio non è la vacca da mungere che si credeva una volta. Anche se gas e petrolio sono fondamentali per gran parte delle infrastrutture del mondo, l’economia globale non vuole più dipendere dai capricci dei mercati degli idrocarburi, con le risorse rinnovabili e i veicoli elettrici che si profilano nel ruolo di protagonisti sulla scena mondiale in un futuro sempre più vicino.

Se i giganti del petrolio si sbricioleranno sotto il proprio peso, è meglio una rapida diversificazione delle economie nazionali, per non seguire il tragico destino del Venezuela.

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