Quali sorprese ci riservano le materie prime per il 2022?

Una panoramica sulle aspettative dei mercati delle materie prime per il prossimo anno: petrolio, gas naturale, metalli industriali, metalli preziosi e commodity agricole.

Quali sorprese ci riservano le materie prime per il 2022?

Il 2021 ha decretato le commodity come la classe di attività più performante. L’indice Bloomberg Commodity è cresciuto di circa il 25% da inizio anno ma, in alcuni momenti dell’anno, era arrivato anche a +35%.

Non è stato certo una sorpresa visto che la maggior parte degli analisti aveva previsto un anno brillante per le materie prime, anche se non in tale misura. La ripresa della domanda a seguito del COVID-19, le interruzioni della catena di approvvigionamento e le condizioni meteorologiche avverse, hanno messo sotto pressione i mercati spingendo i prezzi verso l’alto.

Due fattori da non perdere di vista nel 2022

Facile commentare il passato, più complicato prevedere cosa potrebbe succedere nel 2022. Secondo ING Group, il nuovo anno soffrirà meno per le interruzioni nelle catene di approvvigionamento e migliorerà la disponibilità di molte commodity. Ciò dovrebbe significare che i prezzi saranno più bassi rispetto ai livelli attuali, ma ancora al di sopra delle medie di lungo termine.

Durante il prossimo anno ci saranno soprattutto 2 fattori che remeranno contro le materie prime: un dollaro più forte e la crisi del mercato immobiliare cinese. Il primo fattore sarà una conseguenza dell’inasprimento dell’attuale politica monetaria da parte delle banche centrali. Il secondo fattore sarà particolarmente negativo per i metalli, che soffriranno del rallentamento di un settore trainante per l’economia cinese. Tuttavia, si pensa che il settore immobiliare in Cina avrà un impatto non troppo drammatico, grazie al governo che sembra orientato ad aiutare il comparto.

Petrolio e gas naturale

Per quanto riguarda il re delle materie prime, il petrolio, ING Group lo vede destinato a soffrire di una forte crescita dell’offerta dalle nazioni non OPEC che, insieme ad un ulteriore allentamento dei tagli produttivi dell’OPEC+, dovrebbe riportare il mercato globale in surplus. Ovviamente, ciò avrà un effetto frenante sui prezzi, compensato in parte dalla ormai strutturale mancanza di investimenti in nuovi siti produttivi. Insomma, i prezzi scenderanno, ma non troppo al di sotto dei livelli attuali.

Il mercato del gas naturale, invece, continuerà ad essere teso in Europa per tutto l’inverno, con una volatilità dei prezzi durante i prossimi mesi. Ma, al termine della stagione del riscaldamento, i prezzi si indeboliranno.

Metalli industriali e metalli preziosi

Parlando di metalli industriali in generale, il saldo tra domanda e offerta dovrebbe migliorare nel 2022, allentando la tensione sui prezzi che rimarranno però ancora al di sopra delle loro medie a lungo termine. Infatti, per molti metalli le scorte sono basse e le prospettive della domanda a medio termine sono positive a causa dei sempre maggiori investimenti in progetti verdi, grandi consumatori di metalli.

Un’importante eccezione è l’alluminio che sta entrando in un periodo di deficit strutturale, per il quale non si vede una soluzione rapida. La conseguenza saranno prezzi più alti.

Diverso invece il discorso per i metalli preziosi. È infatti probabile che soffriranno rispetto ai metalli industriali a causa dell’inasprimento delle politiche monetarie da parte delle banche centrali di tutto il mondo, oltre alle aspettative di un’ulteriore rafforzamento del dollaro. La domanda di investimenti in oro dovrebbe rarefarsi a meno che non ci sia un grave peggioramento della pandemia di coronavirus che costringa le banche centrali ad una retromarcia nelle politiche monetarie.

Materie prime agricole

Sempre secondo ING Group, i prezzi delle materie prime agricole vedranno una diminuzione nel 2022 ma, come per i metalli industriali, rimarranno al di sopra delle medie a lungo termine.

Il mercato del grano ha raggiunto i massimi pluriennali a causa delle condizioni meteorologiche che hanno colpito i raccolti di numerosi produttori chiave ma nel prossimo anno le scorte si normalizzeranno (meteo permettendo).

C’è invece molta incertezza per lo zucchero e per il caffè a causa dei rischi meteorologici di La Niña in Brasile. Perciò, è probabile che i prezzi del caffè rimarranno elevati fino a quando il mercato non avrà le idee più chiare su quanto sarà grande il prossimo raccolto in Brasile.

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