Panico da coronavirus sui mercati. Peggiorano gli scenari possibili

La situazione è maledettamente seria. Il panico da coronavirus sta avendo conseguenze sui mercati peggiori di quanto si potesse immaginare.

Mentre in Italia molti pensano che sia una buona idea minimizzare la minaccia del coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato la sua valutazione del rischio globale per l’epidemia a “molto alto“. Inoltre, i mercati (in prima fila quelli delle commodity) si domandano se il panico della domanda prenderà piede, con effetti drammatici sui prezzi e sugli investimenti.

Finora, il coronavirus ha infettato oltre 80.000 persone in tutto il mondo, causando quasi 3.000 vittime. Si è diffuso in 49 diversi paesi in poche settimane e continua a impedire i viaggi delle compagnie aeree su vasta scala.

Produzione industriale al tappeto

Il COVID-19 sta mettendo al tappeto la produzione industriale, soprattutto in Cina. Secondo la FDA americana (Food and Drug Administration), per la prima volta il mondo sta vivendo una carenza di farmaci per le interruzioni della produzione indotte dal coronavirus.

Ma anche le grandi raffinerie di petrolio cinesi sono state pesantemente colpite. Inoltre, ridimensionando la loro produzione di prodotti petroliferi, hanno provocato un grande buco nella domanda di greggio. E quando nell’equazione per l’equilibrio tra domanda e offerta un fattore si riduce drasticamente, si perde l’equilibrio.

Secondo alcune fonti, la domanda di carburanti della Cina ha un buco di 4 milioni di barili al giorno e le importazioni cinesi di petrolio greggio dovrebbero diminuire di 160.000 barili al giorno nel mese di febbraio. Marzo potrebbe essere peggio.

Una trading company del raffinatore indipendente cinese Tianhong Chemical Co è già finita in amministrazione controllata e potrebbe essere solo il primo di molti fallimenti tra i produttori petroliferi cinesi.

Se così fosse, per la Cina, e non solo, sarebbe un disastro. Queste raffinerie indipendenti (conosciute come teapots) hanno guidato la maggior parte della crescita delle importazioni di petrolio della Cina negli ultimi anni. Conseguentemente, i fornitori di greggio perderebbero in un sol colpo buona parte dell’industria cinese della raffinazione. I paesi coinvolti sono Russia, Arabia Saudita, Angola e Iraq, che insieme rappresentavano il 55% di tutte le importazioni cinesi di petrolio greggio.

L’Arabia Saudita, ad esempio, fornisce tra 1,8 milioni e 2 milioni di barili al giorno ma, già a marzo, dovrà tagliare le sue esportazioni in Cina di 500.000 barili al giorno. Ma anche paesi minori ne soffriranno in modo significativo, come l’Iran, che spedisce il 50-70% del suo petrolio in Cina.

Il virus ha fatto il suo corso? Niente di più lontano dalla verità

Per capire la gravità della situazione basta guardare a quello che faranno le banche centrali. Si pensa, che per fermare l’emorragia dei mercati finanziari, agiranno presto, forse già nel corso di questo fine settimana. La Federal Reserve americana (FED) ha dichiarato che taglierà i tassi nel caso di una pandemia globale.

Secondo Moody’s Analytics, il rischio che l’attuale epidemia di coronavirus si trasformi in una pandemia è effettivamente raddoppiato dal 20% al 40%. Questa pandemia porterebbe ad una recessione globale già nel primo semestre del 2020.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ​​ha avvertito che esiste la concreta possibilità di una pesante ricaduta sull’economia e sta tagliando le sue previsioni per la crescita globale del 2020 dello 0,1%.

Di fatto, le restrizioni a viaggiare, la riduzione della produttività industriale, le persone che restano a casa perché hanno paura, sono tutti fattori che non hanno ancora raggiunto il picco. Quanto ciò accadrà, vedremo se l’economia dei vari paesi sarà in grado di reggere.

Ci aspettano mesi difficili, inutile nasconderlo. È certo che saranno dolori per i mercati, commodity comprese, anche se c’è il dubbio di quanto sarà forte il dolore.

Tornando invece al nostro paese e alla pessima idea dei più importanti mass-media italiani di tranquillizzare la gente, sarebbe molto meglio non illudersi che si possa presto tornare alla normalità e invece prepararsi alla tempesta che sta per arrivare.

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