Il futuro dei prezzi di ferro e acciaio? Non guardate l’Ucraina, ma la Cina…

I prezzi dell’acciaio e del ferro sono rimasti forti, nonostante la Cina sia alle prese con una nuova ondata di COVID-19. Ma le sorti del mercato dei metalli ferrosi sembrano ancora nelle mani del governo cinese.

Il futuro dei prezzi di ferro e acciaio? Non guardate l'Ucraina, ma la Cina...

Da un po’ di tempo, il mondo del ferro e dell’acciaio non finisce di stupirci. Mentre un numero sempre maggiore di opere pubbliche e private si stanno fermando, le nuove commesse sono ferme per la mancanza di offerte.

Mentre i produttori di acciaio sono preoccupati per l’esaurimento dei flussi di ghisa dalla Russia e dall’Ucraina, l’aumento dei prezzi dell’energia sta provocando tagli alle produzioni. E in Cina, la nuova ondata di COVID-19 sta paralizzando le acciaierie.

Un progresso del 26 percento in 3 mesi per il ferro

In mezzo a questo bailamme di problemi, i prezzi globali dell’acciaio sono volati alle stelle e quelli del ferro, sia il minerale che il rottame, hanno toccato livelli che pochi analisti ritenevano possibili solo pochi mesi fa.

Nel caso del minerale di ferro abbiamo assistito ad una salita silenzioso ma costante, con un progresso del 26% durante i primi tre mesi di quest’anno (oggi vale circa 160 dollari per tonnellata). Qualcuno potrebbe pensare che la causa stia tutta in Ucraina, senza rendersi conto che si tratta invece di una storia principalmente cinese.

Infatti, la Russia e l’Ucraina rappresentano solo il 4% della produzione mondiale di minerale di ferro, ingrediente chiave per la produzione dell’acciaio. Diversamente, per quanto riguarda l’acciaio, la Russia è il secondo esportatore al mondo e, insieme all’Ucraina, rappresenta il 13% del commercio mondiale. Di conseguenza, le interruzioni produttive e logistiche dell’acciaio hanno fatto crescere i prezzi in Europa di oltre il 50% da quando la Russia ha cominciato la guerra in Ucraina.

Le promesse del governo cinese si concretizzeranno?

In Cina, i nuovi lockdown e le restrizioni per il COVID-19 avrebbero dovuto esercitare una pressione al ribasso sui prezzi dell’acciaio e del minerale di ferro. Tuttavia, le promesse del governo cinese di stimolare l’economia, per arrivare ad una crescita del PIL del 5,5% nel 2022, hanno dato una spinta verso l’alto ai prezzi dei metalli ferrosi.

Naturalmente, queste apparenti contraddizioni spingono gli analisti a dubitare che i prezzi del ferro possano mantenersi ancora a lungo su questi livelli. Secondo la canadese RBC Capital Markets, c’è la possibilità che verso fine giugno i prezzi scendano a 115 dollari per tonnellata se le promesse di stimolo economico non verranno implementate. Insomma, la sorte a breve termine dei prezzi dell’acciaio e del ferro sembrano ancora una volta nelle mani dei responsabili politici cinesi.

Non sorprendetevi quindi se per settimane o mesi troverete cartelli arrugginiti di “lavori in corso” un po’ ovunque. Sempre più lavori edili si fermeranno per mancanza di materiale, o perché non c’è o perché costa troppo. Sono le vittime collaterali di quello che sta succedendo sul mercato del ferro e dell’acciaio in Ucraina, ma soprattutto in Cina.

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