Fuga dalla crisi energetica: le aziende europee scelgono gli USA

La guerra in Ucraina sta facendo aumentare a dismisura i costi energetici in Europa. Negli Stati Uniti, invece, i prezzi sono relativamente stabili ed esistono incentivi per l’energia verde che stanno attirando molte aziende.

Fuga dalla crisi energetica le aziende europee scelgono gli USA

Le conseguenze della crisi energetica che sta colpendo l’Europa divide gli esperti tra chi ritiene che danneggeranno anche la Russia e chi ritiene che saranno soltanto le economie europee a risentirne. Tuttavia, tutti concordano che ci sia una grande vincitrice: l’economia statunitense.

Con prezzi del gas insostenibili, chi produce acciaio, alluminio, fertilizzanti e altre materie prime energivore, sta spostando le attività negli Stati Uniti, dove i prezzi dell’energia sono più stabili oltre ad esserci un forte sostegno del governo.

La deindustrializzazione dell’Europa

Come ha scritto il Wall Street Journal, le oscillazioni selvagge dei prezzi dell’energia e i persistenti problemi della catena di approvvigionamento stanno portando ad una nuova era di deindustrializzazione nell’Unione Europea (EU). In mezzo a difficoltà crescenti per le aziende energivore, tutto sembra spingere verso gli Stati Uniti.

OCI, un’azieda chimica con sede ad Amsterdam, ha ridotto drasticamente la sua produzione europea di ammoniaca ed ha invece aumentato le importazioni tramite il porto di Rotterdam. Ma, soprattutto, ha deciso di espandere un impianto di ammoniaca in Texas con un investimento valutato in diverse centinaia di milioni di dollari.

“È un gioco da ragazzi andare a produrre negli Stati Uniti”

La società di gioielli danese Pandora e la casa automobilistica tedesca Volkswagen hanno annunciato che espanderanno le proprie attività statunitensi. Nel frattempo, Tesla sta sospendendo i suoi piani per produrre celle per batterie in Germania. Il colosso chimico tedesco BASF, uno dei maggiori acquirenti di gas naturale in Europa, ha tagliato la produzione negli stabilimenti belgi e tedeschi.

ArcelorMittal, il gigante siderurgico con sede in Lussemburgo che ha deciso di tagliare la produzione in due stabilimenti tedeschi, ha invece registrato risultati superiori alle attese grazie ad un investimento in uno stabilimento del Texas che produce ferro bricchettato a caldo (HBI), impiegato per la produzione di acciaio.

Se la UE non riesce a trovare gas a buon mercato o ad aumentare le energie rinnovabili, è certo che le aziende inizieranno a cercare altrove. E, come ha dichiarato l’Amministratore Delegato di un’importante azienda europea “è un gioco da ragazzi andare a produrre negli Stati Uniti“.

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