Come il Vietnam ha sconfitto il COVID-19… per adesso

Cosa c’è dietro la storia di successo del Vietnam nel controllare la pandemia di coronavirus? Ecco cosa potremmo imparare…

Mentre in Italia infuriano le polemiche su quali siano le misure più efficaci da adottare per contrastare il COVID-19 e, allo stesso tempo, per non inferire un colpo mortale ad alcuni settori economici con provvedimenti troppo restrittivi, potrebbe essere una buona idea guardare a qualche esempio fuori dai confini nazionali.

Il paese con i più bassi numeri di casi e morti al mondo

In questo modo si potrebbe scoprire che uno dei paesi con i più bassi numeri di casi e morti al mondo, è il Vietnam. Qui, ci sono stati 1.100 casi di coronavirus e 35 decessi e, da oltre un mese, non si sono registrate trasmissioni locali. Tuttavia, anche in questo paese, le soluzioni per fronteggiare la pandemia hanno mostrato sia luci che ombre.

In un paese di quasi 100 milioni di abitanti, confinante con la Cina e con una forte dipendenza economica dal potente vicino, il governo è riuscito a mantenere sotto controllo i tassi di trasmissione di COVID-19. Il segreto? Un rapido processo decisionale, un’efficace informazione alla popolazione e un tracciamento aggressivo dei contatti.

Naturalmente, come in molti altri paesi, le restrizioni ai movimenti e le misure di allontanamento sociale per ridurre la diffusione del virus hanno colpito pesantemente i mezzi di sostentamento delle persone. Adesso, alcune famiglie fanno affidamento sugli aiuti per i loro beni di prima necessità e altre, come i lavoratori informali, fanno affidamento soltanto sull’assistenza proveniente dalla beneficenza.

Il programma di assistenza del governo di 2,6 miliardi di dollari discrimina una parte della popolazione, soprattutto i più vulnerabili. Le persone che non hanno alcun documento da presentare, proprio le persone più povere, sono tagliate fuori dagli aiuti governativi.

Stessa sorte per le minoranze etniche (circa 50) che parlano varie lingue. Costoro non sono in grado di comprendere nemmeno i messaggi in lingua vietnamita sulla pandemia che arrivano dai mass media.

Le organizzazioni umanitarie in Vietnam, che fortunatamente non risentono ancora di tagli ai budget (che probabilmente ci saranno il prossimo anno), stanno cercando di aiutare le comunità colpite dalla pandemia attraverso programmi di recupero. Inoltre, cercano di renderle meno vulnerabili alla prossima crisi.

Prevenire è più economico che curare

Tornando invece alla strategia perseguita dalle autorità vietnamite per sconfiggere il COVID-19, è abbastanza facile da riassumere: prevenire è più economico che curare.

Le autorità vietnamite, consapevoli dei limiti delle capacità del sistema sanitario del paese, hanno perseguito con decisione l’opzione più economica per rispondere alla pandemia: la prevenzione.

Tuttavia, la preoccupazione è grande, il rischio di un altro focolaio incombe e il prossimo potrebbe essere più complicato dell’ultimo. Un focolaio che ha provocato 35 morti quando, fino ad allora, il Vietnam non aveva segnalato alcuna trasmissione comunitaria per più di tre mesi.

Tenendo presente che non ci sono lezioni esaustive da apprendere su qualcosa che la scienza ancora non conosce bene, quello che stupisce del Vietnam è la serietà e l‘impegno con cui la popolazione ha partecipato nella sofferta lotta alla pandemia. Uno stupore almeno pari a quello che mostra qualsiasi vietnamita a chi cerca di spiegargli cosa sono i negazionisti o i no-mask occidentali.

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