Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, potrebbe non garantire una protezione sufficiente all’industria siderurgica europea. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato dall’organizzazione di ricerca svedese SNS, firmato dagli economisti Christoph Böhringer e Knut Einar Rosendahl, che analizza gli effetti della progressiva eliminazione delle quote gratuite di emissione previste dal sistema ETS e della loro sostituzione con il CBAM, il cui completamento è previsto entro il 2034.
Secondo i ricercatori, il sistema attuale offre ai produttori europei una protezione sia sul mercato interno sia sulle esportazioni. Il CBAM, invece, impone un costo legato alle emissioni sulle importazioni, ma non prevede una tutela equivalente per le merci europee vendute fuori dall’Unione. Il risultato potrebbe essere un indebolimento della competitività internazionale dei produttori siderurgici, soprattutto di quelli maggiormente orientati all’export.
La Svezia rappresenta un caso emblematico. Nonostante una siderurgia caratterizzata da emissioni relativamente basse, grazie anche all’utilizzo di elettricità a basse emissioni di carbonio, il settore potrebbe subire conseguenze negative. Le simulazioni indicano che, con il CBAM, la produzione siderurgica svedese diminuirebbe dell’1,7% rispetto a uno scenario senza politiche climatiche. Nel resto d’Europa, la contrazione della produzione dell’industria pesante potrebbe raggiungere il 2,6%, contro l’1,3% stimato con il mantenimento delle quote gratuite.
I benefici ambientali aggiuntivi del CBAM appaiono invece relativamente limitati nella lotta al carbon leakage, ovvero il trasferimento delle emissioni verso paesi con regole climatiche meno rigorose. La quota delle riduzioni delle emissioni europee compensata da un aumento delle emissioni altrove scenderebbe dal 16,9% al 16%. Senza entrambi i meccanismi, arriverebbe al 28,5%. Inoltre, il CBAM copre attualmente meno del 2% delle emissioni globali.
Lo studio individua alcune possibili soluzioni. L’inclusione delle emissioni indirette legate all’elettricità, definite Scope 2, potrebbe migliorare l’efficacia del meccanismo e favorire i produttori che utilizzano energia a basse emissioni. Ancora più rilevanti potrebbero essere i rimborsi sui costi del carbonio per le esportazioni europee, capaci di ridurre il tasso di carbon leakage al 10,6%, se associati al CBAM. Queste misure, tuttavia, potrebbero sollevare problemi giuridici legati ai sussidi all’export.
A Bruxelles non sono ancora riusciti a trovare un equilibrio tra decarbonizzazione e competitività industriale, con politiche climatiche che finiscono per penalizzare proprio i produttori europei chiamati a guidare la transizione.
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