Acciaio: eccesso di capacità fuori controllo ed export cinese ai massimi storici

Il mercato siderurgico internazionale torna sotto forte stress, tra domanda debole ed eccesso strutturale di offerta. L’OCSE Steel Committee ha recentemente delineato un quadro sempre più fragile, in cui la sostenibilità di lungo periodo del settore appare messa in discussione.

La domanda mondiale di acciaio registra il quarto anno consecutivo di contrazione, con un calo superiore al 2% nel 2025. Sebbene il 2026 possa segnare un recupero, le prospettive restano fragili, anche alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Il quadro resta fortemente disomogeneo tra le diverse aree geografiche. La domanda cinese continua a seguire una traiettoria discendente, pur con una flessione meno marcata rispetto al -6,5% del 2025, mentre l’area OCSE fatica a recuperare dopo il -1,5% dello scorso anno. Al contrario, mercati emergenti come India, Sudest asiatico e area MENA mostrano dinamiche più robuste.

L’eccesso di capacità globale ha raggiunto nel 2025 quota 640 milioni di tonnellate, un livello superiore di oltre 200 milioni rispetto all’intera produzione dell’area OCSE. Parallelamente, la capacità produttiva mondiale ha toccato i 2,445 miliardi di tonnellate, segnando il quarto anno consecutivo di crescita.

Il divario tra economie avanzate e non OCSE continua ad ampliarsi. Mentre nei paesi industrializzati si osserva una contrazione della capacità, nelle economie emergenti si registra un’espansione significativa, con incrementi rilevanti in India, Sudest asiatico e Iran. Questo squilibrio alimenta una pressione costante sui prezzi e intensifica la competizione globale.

Secondo l’OCSE Steel Committee, le esportazioni siderurgiche della Cina hanno raggiunto nel 2025 il record di 131 milioni di tonnellate, quasi raddoppiando in tre anni. La debolezza della domanda interna spinge infatti i produttori cinesi a collocare all’estero quote crescenti della produzione. Questo fenomeno sta ridisegnando i flussi commerciali globali e comprimendo i margini dei produttori occidentali. Le industrie di Europa, Nord America e America Latina registrano un calo dei volumi export, trovandosi a competere con un’offerta a prezzi sempre più aggressivi.

In questo contesto, le misure di difesa commerciale si moltiplicano, ma la loro efficacia appare sempre più limitata. Nel 2025 sono state avviate 75 nuove indagini antidumping e anti-sovvenzioni, segno di un mercato sempre più conflittuale.

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