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Truffe offshore: quando un affare è troppo bello per essere vero

Quando si tratta di affari internazionali che promettono grandi profitti, molte persone abbassano la guardia del buonsenso e spalancano le porte alle truffe più clamorose.

Truffe offshore: quando un affare è troppo bello per essere vero

Anche se qualcuno pensa che le frodi offshore siano cose che appartengono al passato, gli artisti delle truffe sono sempre indaffarati ad escogitare nuove tattiche e a trovare nuovi sprovveduti.

Teoricamente, le rigide regole del sistema bancario internazionale che impongono una specie di test del DNA per ogni nuovo cliente che apre un conto offshore, dovrebbero mettere al riparo da possibili truffe, ma non sempre è così.

Prendiamo, per esempio, il caso della cosiddetta truffa del certificato anti-terrorismo. Ci troviamo a Singapore, ma potremmo essere anche a Hong Kong o Kuala Lumpur, e qualcuno ci propone un grosso affare, qualche milione di euro, come potrebbe essere l’acquisto di una importante quantità di rame, o di qualsiasi altro prodotto. Dopo una serie di trattative per fissare gli estremi della compravendita, prezzo, consegna, specifiche tecniche e pagamento, viene firmato un vero contratto tra il venditore e il truffaldino compratore. L’affare sembra ormai fatto e due giorni prima della data stabilita per il pagamento con bonifico bancario, il venditore riceve una telefonata dove gli viene richiesto un certificato anti-terrorismo, ottenibile tramite il pagamento di una cifra di circa 10.000 euro da versare su una banca offshore.

Naturalmente, quando la vittima della truffa invia i 10.000 euro, non riceve alcun certificato e il fantomatico cliente scompare improvvisamente. La guerra al terrorismo ha partorito anche truffe come questa!

La truffa del certificato anti-terrorismo non è nient’altro che la riedizione in chiave moderna di una frode molto antica

Tuttavia, la truffa del certificato anti-terrorismo non è nient’altro che la riedizione in chiave moderna di una frode molto antica: un criminale offre una grossa somma di denaro che verrà consegnata soltanto dopo il pagamento di una “piccola” cifra per liberare i fondi. Dopo il pagamento della “piccola” cifra, il criminale e il denaro scompaiono per sempre.

La storia delle truffe di questo genere ha radici molto lontane.

Nel 1919, a 37 anni, un commesso di un negozio di alimentari prende in prestito 20 dollari e nel giro di sei mesi diventa il mago della finanza di Boston. Il suo nome era Charles Ponzi e prometteva agli investitori 15 dollari per ogni 10 investiti per almeno 90 giorni. Con questa promessa riuscì a raccogliere milioni di dollari.

Ponzi diceva che, approfittando della fluttuazioni di valuta e delle sue conoscenze, riusciva a generare profitti del 50% ogni 90 giorni. In realtà, intascava i soldi fino a quando, dopo circa un anno, il sistema crollò e gli investitori persero più di 20 milioni di dollari.

A distanza di quasi un secolo, il cosiddetto schema Ponzi è ancora di grande attualità e continua a mietere vittime. Come la frode dei titoli al portatore, emessi dal governo tedesco e rimborsabili in oro. Uno schema che ha portato alla condanna a 7 anni di carcere per la mente che lo aveva escogitato e che ha sottratto 2 milioni di dollari ai malcapitati investitori.

Ma il più grande erede di Ponzi rimane Bernie Madoff, che ha truffato i suoi clienti per una cifra che rimarrà nella storia: 50 miliardi di dollari.


Cosa porta così tante persone a sospendere le proprie capacità logiche di giudizio e di buon senso? Spesso il fattore scatenante è quando un affare viene presentato come frutto di informazioni riservate e privilegiate, come insider trading o come un segreto che poche persone conoscono. In questo modo, anche le persone ragionevolmente intelligenti sono portate a credere alle promesse dei truffatori.

Meglio non dimenticare mai la vecchia regola che se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è.

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