Stop al petrolio venezuelano. Così Maduro è sotto pressione!

Sarà Nicolas Maduro o Juan Guaidò a decidere il destino del Venezuela? Probabilmente nessuno dei due: il campione della partita sarà ancora il petrolio.

Stop al petrolio venezuelano. Così Maduro è sotto pressione!

Negli stessi giorni in cui i responsabili del governo italiano sembrano lavarsene le mani del Venezuela, con dichiarazioni contraddittorie e ambigue, c’è chi ha preso decisioni concrete che potrebbero spingere Maduro su posizioni più ragionevoli.

La posizione dell’Italia circa il riconoscimento di Juan Guaidò o di Nicolas Maduro sembra quella di Ponzio Pilato.Tra ignoranza della drammatica situazione venezuelana e calcoli di convenienza politica interna, il Governo italiano da deciso di non decidere, insomma, di lavarsene le mani.

Senza i compratori di petrolio occidentali, Maduro è alle corde

Per fortuna, c’è qualcuno che, nel bene o nel male, le decisioni le prende. Si tratta dei compratori europei del greggio prodotto dalla PDVSA venezuelana, che hanno sospeso i loro acquisti in previsione delle sanzioni contro il governo di Caracas annunciate dall‘Unione Europea. Anche gli Stati Uniti hanno sanzionato la PDVSA nel tentativo di aumentare la pressione sul presidente Maduro.

In Europa, la PDVSA commercia il suo petrolio tramite la Rapsol (la multinazionale spagnola dell’energia), la Trafigura, la Vitol e la Nynas, tutti trader di materie prime.

Secondo Reuters, la PDVSA sta cercando di rinegoziare i contratti con gli acquirenti nel tentativo di eludere le nuove sanzioni. Inoltre, la compagnia statale che gestisce il petrolio venezuelano, sta chiedendo alle commodity trading houses di fungere da intermediari per le vendite di greggio ai clienti all’estero, compresi i raffinatori statunitensi.

Senza diluenti il petrolio venezuelano è quasi inutilizzabile

Nonostante un drammatico calo della produzione e delle esportazioni, il Venezuela continua a esportare circa 1,25 milioni di barili al giorno. Allo stesso tempo, il paese importa circa 200.000 barili al giorno di prodotti raffinati, essenziali per il funzionamento della propria industria. Infatti, queste importazioni sono diluenti da aggiungere al greggio pesante per renderlo idoneo all’esportazione su navi cisterna.

Anche questa volta, a decidere una partita geopolitica sarà il petrolio e chi riesce a controllarlo. Certamente meglio che non lasciar decidere la partita ai militari…

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