Giocare con il petrolio è pericoloso, ma Trump ama giocare!

Trump sta conducendo un gioco molto pericoloso a base di petrolio, minacce militari e guerra commerciale. Il rischio? La fine della stabilità economica mondiale.

Giocare con il petrolio è pericoloso, ma Trump ama giocare!


Se da un lato, l’inasprimento della guerra commerciale di Donald Trump ha depresso i prezzi del petrolio, dall’altro lato la decisione degli Stati Uniti di inviare navi da guerra in Medio Oriente è un segno inquietante di una potenziale escalation militare con l’Iran. Perciò, il mercato petrolifero internazionale ha oscillato tra questi due poli di instabilità.

Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha dichiarato che verrà inviata una task force di navi da guerra in Medio Oriente. L’obbiettivo? Inviare un chiaro messaggio all’Iran per dissuaderlo da qualsiasi attacco agli interessi statunitensi nell’area.

La mossa arriva solo una settimana dopo la scadenza delle deroghe per le sanzioni iraniane, con le quali gli Stati Uniti mirano a ridurre a zero le esportazioni di petrolio dell’Iran. Ma Trump sta esaminando anche altri tipi di sanzioni per mettere in ginocchio l’avversario.

Prezzi guidati dall’offerta

Concentrando l’attenzione sul mercato del petrolio, quest’anno i prezzi sono stati guidati soprattutto dall’offerta, con l’OPEC che ha tagliato 2,2 milioni di barili al giorno, una cifra che include le interruzioni involontarie in Iran e Venezuela.

Secondo Bank of America Merrill Lynch, le esportazioni di greggio iraniano sono scese da un massimo di quasi 2,5 milioni di barili al giorno ad un minimo di circa 600 mila barili al giorno a dicembre dello scorso anno. Quest’anno sono poi rimbalzate, ma si prevede che possano scendere sotto i 500 mila barili o anche peggio.

Le interruzioni globali delle forniture globali hanno raggiunto un massimo negli ultimi decenni, stimato in 4 milioni di barili al giorno. Sempre secondo la banca d’investimento americana, storicamente, ogni oscillazione di 1 milione di barili sul mercato globale equivale a un movimento di circa 17 dollari del prezzo del petrolio.

I prezzi a termine a lunga scadenza non crescono come nel breve

Tuttavia, mentre quest’anno i prezzi spot (quelli a breve termine) sono aumentati significativamente, i futures a più lunga scadenza sono saliti solo in misura modesta. A partire da dicembre, i prezzi spot sono aumentati di 20 dollari al barile, ma i prezzi dei futures a tre anni sono aumentati solo di 6 dollari. Tradotto in parole povere, significa che per i produttori di petrolio, soprattutto quelli statunitensi di shale oil, sarà più complicato far crescere la produzione.

Tuttavia, l’Arabia Saudita ha bisogno di prezzi ben più alti di adesso per far quadrare i conti dello stato. Secondo Bank of America, il paese arabo necessita almeno di 93 dollari al barile.

Per Trump, invece, una crescita dei prezzi del petrolio sarebbe una disgrazia. L’ossessione americana verso l’Iran esercita una forte pressione al rialzo sul greggio, anche se per l’amministrazione americana è di vitale importanza non far salire i prezzi del petrolio. Ecco perché è stata accelerata la guerra commerciale con la Cina, un fattore depressivo per il greggio.

Normalmente, i timori di un conflitto in Medio Oriente farebbero crescere i prezzi. Ma queste preoccupazioni sono compensate dalle insidie ​​per l’economia globale create dalla guerra commerciale di Trump. Quindi, tutto lascia pensare che Trump continuerà a minacciare un conflitto con l’Iran e, contemporaneamente, a tenere sotto controllo i prezzi del petrolio. Peccato che tutto ciò sia molto rischioso e, se le cose andassero storte, il costo sarebbe molto alto: la perdita della stabilità economica globale.

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