Economia

Dal World Economic Forum la parola d’ordine del futuro: condividere la ricchezza

A Davos, dove si svolge il World Economic Forum, i leader sono sembrati concordi sul fatto che se non ci sarà una maggiore condivisione della ricchezza, dovremo affrontare drammatiche conseguenza.

Anche quest’anno si è svolto a Davos, in Svizzera, il World Economic Forum (WEF).

In un momento storico in cui stanno emergendo in tutto il mondo i movimenti nazionalisti e anti-globalisti, i partecipanti al World Economic Forum sono concordi nell’indicare una ricetta per il futuro, non del tutto nuova: per fermare l’aumento delle diseguaglianza l’unica strada è quella della redistribuzione della ricchezza.

Meno concordia sul modello da seguire: redistribuzione volontaria o obbligatoria (attraverso la tassazione)?

La Brexit, l’elezione di Donald Trump e l’aumento dei sentimenti nazionalistici in Cina e in Russia, solo per citare i paesi più importanti, evidenziano un malcontento circa la disparità di reddito riassunta dalla seguente considerazione statistica: la ricchezza di 8 persone (le più ricche) corrisponde a quella di 3,6 miliardi di persone (le più povere). Secondo Winnie Byanyima, della Oxfam International, dobbiamo riequilibrare questa economia ingiusta.

La ricchezza di 8 persone (le più ricche) corrisponde a quella di 3,6 miliardi di persone (le più povere)

Un concetto che lo scrittore Ian Goldin, autore di “Age of Discovery“, ripete con queste parole “gli individui e le aziende devono essere intelligenti e ben organizzati per emergere. Nello stesso modo dovrebbero creare reti di sicurezza sociale per i diseredati.

Anche Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI), è stata abbastanza esplicita “È il momento opportuno per mettere in atto le politiche di solidarietà. Quando c’è una vera e propria crisi, che tipo di misure possiamo adottare per ridurre le disuguaglianze? Probabilmente, serve una maggiore redistribuzione“.

Per Richard Baldwin, professore di economia internazionale al Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra, “dobbiamo pagare per la coesione sociale, indispensabile al mantenimento dello sviluppo della nostra società, e accettare che ciò si traduca in un maggior carico fiscale per le persone“.

Qualcuno, Scott Santens, sostiene anche soluzioni più radicali, come quella di un reddito di base universale. I governi dovrebbero fornire ai cittadini un reddito supplementare, al di là di quello che già guadagnano con il loro lavoro.

Non tutti condividono una ricetta così drastica. Ray Dalio, fondatore dell’americana Bridgewater Associates, suggerisce una strada per rafforzare la classe media, attraverso politiche “che possano creare un ambiente favorevole per fare soldi“.


Quel che sembra abbastanza chiaro è che le disuguaglianze economiche stanno crescendo rapidamente e, se lo sviluppo continuerà ad escludere troppe persone, potrebbero esplodere drammatici problemi, impossibili da gestire.

Le raccomandazioni del World Economic Forum di quest’anno non sono mai state tanto chiare ed univoche: la crescita non sarà sostenibile se non sarà inclusiva. Ai politici l’arduo compito di raccogliere tanti buoni suggerimenti.

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