Offshore

Città del Vaticano, un paradiso (fiscale) in Terra

Uno dei paradisi fiscali più antichi e più inviolabile si trova nel cuore dell’Italia, a Roma. Nonostante gli scandali e le indagini da parte dei magistrati sul riciclaggio di denaro e sulle tangenti per il sistema politico italiano, resta una delle località offshore più sicure e più inviolabili del mondo.

Esiste nel mondo un paradiso fiscale davvero inviolabile? Esiste una piazza offshore che offra alla propria clientela la certezza che l’identità dei titolari delle ricchezze non verranno mai rivelate, anche a fronte di sospetti di attività mafiose, terroristiche, di riciclaggio di denaro o legate al narcotraffico?

La risposta è affermativa e riguarda una microscopica città-stato che garantisce la privacy dei propri clienti da ormai più di 120 anni: Città del Vaticano.

Città del Vaticano è lo stato del Papa, con una superficie di soli 0,43 chilometri quadrati ed una popolazione di 911 residenti di cui 532 cittadini. È la sede di tre istituti finanziari: l’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), che è la Banca Centrale del Vaticano, il Ministero dell’Economia o Prefettura per gli Affari economici e l’Istituto delle Opere di Religione (IOR), attraverso il quale vengono gestite le finanze di circa un miliardo di cattolici sparsi in tutto il mondo.

Lo IOR è la banca vaticana vera e propria, il cui unico azionista ufficiale è il Papa. Fondata nel 1887 da Leone XIII, col nome di Commissione per le Opere Pie, l’istituzione aveva il compito di convertire le offerte dei fedeli in un fondo facilmente smobilizzabile. La trasformazione in un moderno istituto bancario è avvenuta nel 1942 e la sua sede è stata collocata in una piccola torre ai piedi del Palazzo Apostolico.

Lo IOR è una delle banche più misteriose del mondo, spesso al centro di grossi scandali finanziari internazionali

Ad oggi, lo IOR è una delle banche più misteriose del mondo, spesso al centro di grossi scandali finanziari internazionali. La banca non concede prestiti, ma gestisce i depositi e i patrimoni delle istituzioni religiose, dei religiosi e dei diplomatici accreditati in Vaticano, che sono i soli depositanti a cui è consentito avere dei conti. Non rilascia ricevute, non esistono assegni intestati e i suoi bilanci e le sue attività sono note solo al Papa e al Collegio dei Cardinali.

Il finanziamento più importante che la banca ha ricevuto nella sua lunga storia, è stato quello da parte dello stato italiano, concesso dai fascisti nel 1929 (Patti Lateranensi), che prevedeva qualcosa come 100 milioni di dollari (40 in contanti e 60 in obbligazioni), oltre all’esenzione dalle tasse e dai dazi sulle merci importate in Vaticano.

Per gestire questo immenso patrimonio, il Papa Pio XI si affidò ad un laico esperto, l’ingegner Bernardino Nogara, un abile banchiere proveniente dalla COMIT (Banca Commerciale Italiana), che trasformò quello che sarebbe poi diventato lo IOR in un impero edilizio, industriale e finanziario su scala globale.

Le condizioni che il banchiere pose a Pio XI per accettare l’incarico di gestire tutto il patrimonio del Vaticano furono due: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione religiosa e dovevano essere realizzabili in ogni parte del mondo. Il Papa accettò le condizioni e iniziarono così le speculazioni monetarie e tutte le altre operazioni di mercato, compreso l’acquisto di azioni di società che svolgevano attività in netto contrasto con il credo della chiesa cattolica (armi, contraccettivi ecc.).

Durante la guerra fredda, la banca era considerata un canale sicuro per trasferire denaro agli oppositori del comunismo che vivevano oltre la cortina di ferro e, secondo osservatori bene informati anche oggi il Vaticano utilizza lo IOR per inviare finanziamenti in aree sensibili ed ostili come Cuba e la Cina.

Nel 1981, lo IOR ha conquistato le prime pagine dei giornali in seguito al fallimento del Banco Ambrosiano, che aveva lasciato nelle casse dell’IOR un buco di 250 milioni di dollari. Il presidente del Banco Ambrosiano era Roberto Calvi, chiamato il banchiere di Dio, ritrovato impiccato a Londra il 18 giugno 1982, mentre a capo dello IOR c’era il chiacchieratissimo arcivescovo americano Paul Marcinkus, morto nel febbraio 2006.

La riluttanza del Vaticano a rivelare l’identità dei titolari dei conti presso la propria banca a qualsiasi di autorità esterna, è probabilmente dovuta a legami tra alcuni conti e la criminalità organizzata, oltre che a fondi neri che hanno illegalmente alimentato il sistema politico italiano. Nel 2011, l’unica volta che sono stati resi disponibili i dati, lo IOR aveva 20.772 clienti, il 68% dei quali erano membri del clero, oltre a 8,2 miliardi di dollari di beni in gestione. La banca ha dichiarato l’esistenza di circa 33.000 conti.


Negli ultimi anni, l’Unione Europea e la Banca d’Italia sono diventati più pressanti nel richiedere allo IOR un minimo di trasparenza, soprattutto sui conti detenuti da non-religiosi che potrebbero essere utilizzati per far fronte ad interessi che nulla hanno a che vedere con le opere di carità. Anche se il Vaticano ha fatto qualche progresso per venire incontro alle richieste dell’Europa,  continua ad essere in ritardo nel soddisfare gli standard bancari internazionali di trasparenza.

Tra gli esperti del settore, Città del Vaticano continua ad essere considerato il luogo più sicuro e più inviolabile tra tutti i paradisi fiscali offshore della Terra.

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