La UE sanziona la Russia, ma implora di ricostituire le nostre scorte di gas

Gli esperti ritengono che i prezzi del gas in Europa potrebbero battere il record di 4.000 dollari nel prossimo futuro.

La UE sanziona la Russia, ma implora di ricostituire le nostre scorte di gas

I prezzi del gas naturale non promettono nulla di buono per noi europei.

Il “premio guerra”

Nei prossimi giorni o persino ore (difficile da prevedere), i prezzi potrebbero superare il record di 4.000 dollari per mille metri cubi. Secondo VYGON Consulting, nelle prossime settimane, potremo assistere ad un aumento a nuovi livelli record per quello che i traders chiamano il “premio guerra”.

Fino ad oggi, le quotazioni del gas naturale in Europa non hanno mai raggiunto i 4.000 dollari anche se, una volta, hanno toccato i 3.892 dollari. Si tratta di un livello quattro volte superiore a febbraio, quando il gas valeva 950 dollari (un prezzo comunque altissimo).

La spirale delle sanzioni sta spingendo i mercati a scontare nei prezzi la possibilità di un arresto parziale o totale delle forniture di gas russo, oltre al rischio che le operazioni militari sul territorio dell’Ucraina possano creare danni alle infrastrutture di trasporto del gas.

Inoltre, come sottolineano gli analisti di BCS World of Investments, i movimenti dei prezzi verranno amplificati dal fattore speculativo. Esattamente quanto accaduto in questi giorni quando i futures sono crollati dal massimo storico (3.892 dollari) al di sotto dei 1.300 dollari.

Ci aspetta un’altra ondata di rialzi?

Il livello di incertezza rimane elevato e la volatilità dei prezzi del gas è destinata a perdurare. Probabilmente, nel caso di altre sanzioni o di un peggioramento delle condizioni metereologiche in Europa, potremmo assistere ad un’ondata di rialzi, oltre allo svuotamento delle scorte dell’Unione Europea, già al di sotto dei livelli normali per questo periodo dell’anno.

Gli esperti ritengono che, almeno fino alla fine del 2022, i prezzi del gas rimarranno sopra i 1.000 dollari per mille metri cubi. Circa un anno fa, l’indice TFF (Title Transfer Facility) oscillava tra 250 e 300 dollari, mentre alla fine dell’estate superava i 600 dollari, per arrivare a 1.000 dollari all’inizio di ottobre. Era dal 1996 che non si vedevano prezzi così costantemente elevati in Europa.

Una situazione paradossale

In aggiunta, i politici dell’Unione Europea si sono infilati in una situazione così paradossale da dubitare della loro capacità e preparazione nel gestire l’emergenza in cui il Vecchio Continente si trova. Da una parte hanno proclamato di voler ridurre gli acquisti russi di gas, fino ad azzerarli nel medio/lungo termine. Dall’altra parte, poiché le scorte europee di gas sono al livello più basso da molti anni, vogliono ricostituire queste riserve da adesso alla prossima estate. Secondo Gazprom, si tratta di un’impresa molto impegnativa e che richiede volumi di gas molto significativi. Mai sono mai state pompate simili quantità in un tempo così breve. Naturalmente, questo sforzo influenzerà in modo significativo il costo del gas sul mercato.

Tutto ciò considerato, per i prossimi mesi, le previsioni parlano di una situazione molto difficile per l’Europa, con prezzi altamente volatili e che arriveranno a nuovi massimi storici, mentre gli esperti si domandano se le scorte di gas europee verranno ricostituite entro il prossimo inverno. Se così non fosse, gli scenari che si aprono per i consumatori europei sono drammatici: moltissime aziende saranno costrette a cessare l’attività e le abitazioni rimarranno senza elettricità e senza riscaldamento.

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