Meno alluminio primario in Europa e più domanda. I rottami ci salveranno?
La domanda globale di alluminio è prevista in forte crescita entro il 2030, ma l’industria europea taglia la produzione. L’Europa dovrà affrontare una carenza di metallo.
La domanda globale di alluminio è prevista in forte crescita entro il 2030, ma l’industria europea taglia la produzione. L’Europa dovrà affrontare una carenza di metallo.
L’industria europea dell’acciaio inox è in recessione. I produttori continueranno a comprare ghisa di nichel fino a quando sarà possibile, e cioè fino a quando non si abbatterà sul settore la mannaia del CBAM.
Un caso esemplare e istruttivo di come la Cina stia rimodellando l’offerta globale di metalli, rame compreso.
Perché gli investitori di tutto i mondo, banche centrali comprese, stanno accumulando oro come se ci trovassimo di nuovo nell’anno della Grande Depressione?
Le acciaierie hanno ritirato pochi rottami a settembre e le scorte sui piazzali dei fornitori si stanno gonfiando. La consueta analisi mensile sui rottami di Assofermet evidenzia un mercato preoccupato per i prossimi mesi.
Prosegue lo squeeze dell’alluminio, con lo spread tra ottobre e novembre che si allarga e che si allargherà ulteriormente nelle prossime settimane.
La produzione di alluminio primario in Europa ha registrato una crescita del 5% grazie all’aumento della redditività per la crescita dei prezzi in borsa.
Come emerge dall’ultimo sondaggio di EUROMETAL tra i distributori, tira una brutta aria sul mercato dell’acciaio in Europa
L’ultima fotografia di Assofermet del mercato dei rottami non ferrosi a settembre. Una foto con pochi chiari e tanti scuri.
Il paese sta sviluppando le proprie aziende nazionali di lavorazione dei minerali e dei metalli. Ha cominciato con il nichel e, adesso, è la volta dell’alluminio.
L’argento, grazie ai nuovi consistenti rialzi, sta contabilizzando un guadagno del 37% dall’inizio di quest’anno.
L’Europa vorrebbe spezzare la dipendenza dal titanio della Russia ma, per il momento, preferisce tenersi ben strette le forniture di questo metallo strategico, Putin permettendo…
I prezzi dell’alluminio hanno trovato una sponda dal taglio dei tassi d’interesse americani, ma non abbastanza per uscire dal trend laterale in cui si trovano.
I prezzi del minerale di ferro registrano il più forte aumento giornaliero in oltre un anno grazie ai nuovi stimoli economici del governo cinese.
La vendita dell’ex Ilva è arrivata ad uno stadio importante: la revisione delle lettere di interesse delle aziende pretendenti. Tuttavia, il venditore manca ancora di una visione strategica industriale.
Gli analisti prevedono che i prezzi del rame supereranno i 10.000 dollari a tonnellata e che i prezzi ferro scenderanno sotto gli 80 dollari a tonnellata.
Venerdì l’oro ha superato per la prima volta il livello dei 2.600 dollari, sostenuto dalle previsioni di ulteriori tagli dei tassi di interesse negli USA e dalle crescenti tensioni in Medio Oriente.
Potrebbero essere i ricavi derivanti dalle risorse naturali il fattore determinante del rischio geopolitico in Russia.
Il mercato degli HRC in Europa si prepara ad un consolidamento per far fronte al deterioramento delle condizioni finanziarie di molte aziende.
La saudita Maaden diventerà il secondo maggiore azionista di Alba. L’operazione creerà uno dei più grandi produttori di alluminio del mondo.
La Cina va verso ulteriori inasprimenti delle restrizioni per le esportazioni di antimonio e tungsteno, due metalli critici anche per il sistema militare occidentale.
Entro il 2050 la domanda di rame potrebbe superare i 50 milioni di tonnellate all’anno. Nonostante l’attuale difficile momento per i prezzi del rame, BHP conferma che i fondamentali del metallo rosso sono solidi.
Domanda calante sul mercato delle billette di alluminio anche se, per il momento, i premi tengono. Ma scenderanno nelle prossime settimane?
I prezzi degli HRC in Europa del nord hanno raggiunto il livello più basso da dicembre 2020. In Italia va un po’ meglio ma la domanda continua ad essere molto debole.
Il nichel dall’Indonesia che scorre verso l’Europa non è certo “green”, ma in questi mesi e nei prossimi non ci sono molte altre alternative.
La produzione siderurgica di agosto scende al livello più basso dal 2017, mentre anche la produzione industriale rallenta.
La settimana si chiude con i prezzi del rame che hanno guadagnato il 2,6% nel corso degli ultimi 5 giorni. Come al solito, tutto è dipeso dalla Cina.
I prezzi del petrolio continuano a scendere a causa delle persistenti preoccupazioni sulla domanda, mentre si diffonde il sentiment ribassista.
Il gigante norvegese ha avviato un impianto di produzione di alluminio riciclato che convertirà 15.000 tonnellate di rottami all’anno.
ING Group prevede che il taglio dei tassi d’interesse americani più atteso da sempre porterà un nuovo impulso ai prezzi dell’oro.