La produzione di rame cresce ma il mercato è ancora in deficit

Mentre i prezzi sembrano essersi stabilizzati, il consumo di rame raffinato rimane ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia nella maggior parte dei paesi.

La produzione di rame cresce ma il mercato è ancora in deficit

Mentre i prezzi del rame si sono stabilizzati questo mese dopo il crollo di ottobre, sono stati pubblicati i dati dell’International Copper Study Group (ICSG) circa la produzione mondiale mineraria, aumentata del 3,3% nei primi otto mesi dell’anno.

Nel dettaglio, la produzione globale di concentrato di rame è aumentata del 5% e l’estrazione con solvente è diminuita del 4%.

A livello geografico, in Cile (primo produttore mondiale) la produzione è diminuita dell’1% nei primi otto mesi mentre in Perù (secondo produttore del mondo), è aumentata del 10% anche se, rispetto al 2019, la produzione peruviana è diminuita dell’8%.

La produzione di rame raffinato è cresciuta

Sul fronte invece del rame raffinato, sempre secondo l’ICSG, la produzione nel periodo considerato è cresciuta del 2,1%.

La Cina, il principale consumatore di rame del mondo, ha registrato una crescita del 5,8% nella produzione di raffinato, mentre il Cile ha accusato una diminuzione del 5%. Balzo invece della produzione negli Stati Uniti, cresciuta dell’11,5%, una cifra che potrebbe sembrare impressionante ma che, in realtà, scaturisce dai livelli molto bassi della produzione del 2020.

Permane il deficit di metallo

Ma la cosa più interessante che emerge dai dati ICSG è che, durante i primi otto mesi dell’anno, il mercato globale del rame ha registrato un deficit di 107.000 tonnellate.

I lockdown globali provocati dal COVID-19 hanno avuto un notevole impatto negativo sull’economia mondiale e, di conseguenza, sui principali settori di utilizzo finale del rame in tutto il mondo, con l’eccezione della Cina. Anche se dalla seconda metà del 2020 la domanda globale ha iniziato a riprendersi, l’utilizzo di rame raffinato rimane ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia nella maggior parte dei paesi.

Per quanto riguarda i prezzi, dopo il crollo di fine ottobre e inizio novembre (da 10.300 dollari a 9.430 dollari a tonnellata), pare che ci troviamo in una fase di stabilità. Oggi, 22 novembre, il contratto a 3 mesi del London Metal Exchange (LME) vale 9.615 dollari a tonnellata.

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