Il nuovo piano energetico UE non salverà chi produce alluminio

La Commissione Europea ha presentato un piano di emergenza per la crisi energetica. Il piano include una nuova tassa e un quadro sul tetto massimo dei prezzi dell’energia.

Il nuovo piano energetico UE non salverà chi produce alluminio

La scorsa settimana Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha fatto una proposta che solo pochi anni fa sarebbe stata bollata come impresentabile in una democrazia. Infatti, ha chiesto che i governi impongano un tetto alle entrate dei produttori di energia che abbiano raggiunto profitti inaspettati.

Una nuova tassa in stile venezuelano

Questa nuova tassa, che ricorda lo stile venezuelano di dirigere l’economia, è stata chiamata contributo di solidarietà ed ha l’obbiettivo di ottenere denaro aggiuntivo da distribuire tra quelli che ne hanno più bisogno. Tuttavia, le conseguenze indesiderate di un piano del genere abbondano e, come ha sottolineato JP Morgan, una delle più gravi è lo scoraggiamento degli investimenti in petrolio e gas in un momento in cui gli investimenti globali in questo settore sono già inferiori a quanto dovrebbero essere alla luce delle previsioni della domanda.

Mentre le grandi compagnie energetiche sono decisamente contrarie al piano, alcun attori economici hanno accolto con favore le proposte della Commissione. Tuttavia, è evidente a tutti che si tratta di misure insufficienti per alleviare i gravi problemi che devono affrontare i settori industriali più energivori come quello dell’alluminio, dello zinco, dei fertilizzanti o del vetro.

L’industria europea dell’alluminio va verso l’eradicazione

È vero che il nuovo contributo di solidarietà potrebbe fornire un sollievo immediato ai settori ad alta intensità energetica (sempre che venga attuato rapidamente) ma, come evidenzia anche la European Aluminium si tratta di misure insufficienti, che non salveranno i produttori di alluminio europei da ulteriori tagli alla produzione, dalla perdita di posti di lavoro e forse dalla chiusura definitiva degli stabilimenti. Secondo Paul Voss, direttore di European Aluminium, “Non è in gioco solo la nostra competitività. L’industria europea dell’alluminio sta affrontando l’eradicazione“.

I costi energetici rappresentano il 40% dei costi totali di produzione primaria in condizioni normali ma, in queste condizioni, sono cresciuti a dismisura. Entro la fine di quest’anno ci si attende una perdita sbalorditiva di capacità produttiva di alluminio primario stimata in 1,1 milioni di tonnellate. Una cifra che rappresenta il 50%, della capacità di produzione di alluminio primario dell’intera Unione Europea.

Val la pena notare come i problemi sopra elencati siano purtroppo un dato di fatto, mentre le proposte avanzate dalla Von der Leyen siano solo promesse, tutte straordinariamente complesse, quasi impossibili da elaborare e attuare in tempo per l’inverno anche se ci fosse consenso politico tra tutti gli stati membri, cosa che non c’è.

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