Cosa succede al bitcoin? Una panoramica geopolitica per capire il mercato

Alternando grandi speranze e cocenti delusioni, il bitcoin è ormai al centro della finanza mondiale, con numerose implicazioni geopolitiche.

Cosa succede al bitcoin? Una panoramica geopolitica per capire il mercato

Nel 2021 il bitcoin ha registrato due dei suoi prezzi più alti, il primo ad aprile (65.000 dollari) e il secondo a novembre (69.000 dollari), superando per la prima volta un trilione di dollari di capitalizzazione. Nella comunità crypto i massimi storici vengono chiamati ATH (All-Time High).

21 milioni di pezzi, non uno di più non uno di meno

Una delle prime domande che si fa chi entra per la prima volta nel mondo delle criptovalute è come faccia il bitcoin ad aumentare il suo valore, come accaduto per esempio nel 2021. La risposta è semplice e complicata allo stesso tempo. Il bitcoin è stato concepito con una supply fissa e immutabile di 21 milioni di pezzi, generati tramite il mining, che consente di confermare tutte le transazioni eseguite dai singoli utenti. Per questo lavoro i miners ricevono una ricompensa per ogni blocco di transazioni confermate e questa ricompensa viene dimezzata ogni quattro anni (halving).

Ma al di là degli aspetti tecnici, quello che è importante è che l’offerta di 21 milioni è fissa, cosa che rende il bitcoin una risorsa limitata e che qualcuno ha chiamato, per questa ragione, oro digitale. Esattamente il contrario delle monete fiat come il dollaro o l’euro, che possono essere stampate in quantità illimitate. Qualcosa che abbiamo visto durante la crisi pandemica quando, le banche centrali hanno stampato molta moneta che, a distanza di solo 2 anni, ha contribuito a fare crescere l’inflazione. Il bitcoin, come l’oro, non viene indebolito dall’inflazione, anzi… Proprio in questi anni, molti investitori hanno pensato bene di proteggersi dall’inflazione comprando bitcoin.

Un momento difficile per il bitcoin

Di fatto, il 2021 è stato l’anno in cui sono entrati nel mercato crypto anche gli investitori istituzionali e aziendali. Tra quest’ultimi Microstrategy, Tesla, Square, Marathon Digital Holdings e Coinbase.

Ad oggi però, dal suo ultimo ATH, il bitcoin ha perso molto del suo valore (ad oggi, 10 febbraio, vale circa 44.000 dollari). Cosa sta succedendo? Innanzitutto, la Federal Reserve americana (FED) ha deciso un cambio di politica monetaria, meno accomodante e che porterà ad un progressivo rialzo dei tassi di interesse. Inoltre, gli investitori cominciano a considerare sempre di più il bitcoin come un asset ad alto rischio, assimilandolo ad azioni growth.

Ma negli ultimi mesi sono accaduti anche alcuni fatti decisamente interessanti dal punto di vista politico-normativo.

Dalla Cina alla Russia…

La Cina ha bannato il bitcoin, prima vietando di fare mining e, successivamente, vietando il trading di criptovalute (ma senza vietarne il possesso). Ciò ha costretto gli operatori di mining a spegnere i propri hardware ed a spostarsi in altri paesi con un conseguente calo della potenza impiegata dell’hashrate che, dal suo massimo storico di maggio 2021 di 191,4 EH/s, è passato a 69,1 EH/s, la più grande correzione di hashrate da quando il bitcoin esiste. Una caduta durata poco visto che a dicembre l’hashrate tornava su nuovi massimi, superati ancora a gennaio con un massimo storico di 225,17 EH/s.

Anche la Russia ha annunciato divieti per il bitcoin, senza però attuarli. Recentemente, la Banca di Russia aveva esortato a vietare tutte le attività connesse alle criptovalute ma, dopo qualche giorno, il Presidente Putin ha puntualizzato che dal mining di bitcoin la Russia trae una posizione di vantaggio. Come puntualizzato da un funzionario russo del Ministero delle Finanze il paese ha bisogno di regolamentare le criptovalute, ma non di vietarle.

…passando dagli Stati Uniti

Dall’altra parte dell’oceano, invece, la questione dei bitcoin è un po’ diversa. Negli Stati Uniti non ci sono stati veri e propri annunci di divieti. A dicembre, il Presidente della FED ha dichiarato che il bitcoin non costituisce una minaccia per il sistema finanziario americano, ma va regolamentato. Recentemente, il Presidente Biden, dopo le dichiarazioni del suo omologo russo, ha detto che il bitcoin rappresenta una questione di sicurezza nazionale e nel disegno di legge sulle infrastrutture con mega investimenti da 1,2 trilioni di dollari, ha incluso disposizioni in materia di regolamentazione nel settore criptovalute.

La proposta è di introdurre l’obbligo per tutti i broker di segnalare le transazioni superiori a 10 mila dollari alle autorità fiscali. Molti osservatori, ad ogni modo, hanno segnalato che, ad oggi, non è ancora chiara quale sia la corretta definizione di broker. Tuttavia, molti temono che, oltre ai vari crypto exchange, possano rientrare in tale definizione anche chi fa mining o operatori di altro tipo.

Tante contraddizioni, tanta volatilità

Come abbiamo visto, molti governi hanno un approccio contraddittorio nei confronti del bitcoin, alterando periodi pro a periodi contro. Naturalmente, questo atteggiamento ha contribuito ad aumentare la volatilità del bitcoin e, di conseguenza, il grado di rischio per chi lo considera come un investimento.

Tuttavia, non va mai dimenticato il principale punto di forza del bitcoin, che risiede nei 21 milioni di pezzi esistenti sul mercato, immutabili e noti. Una riserva di valore che farà la differenza nel lungo termine, a prescindere dai mal di pancia che potrà generare negli investitori dell’ultimo minuto. Alla fine, la volatilità rientrerà e rimarrà soltanto tutta la riserva di valore.

METALLIRARI.COM © SOME RIGHTS RESERVED

Nato in Francia, vivo in Sicilia, appassionato di vino e castelli, libertario. Svolgo la libera professione come geometra da un ventennio. Nel 2013 mi sono imbattuto in bitcoin, e da allora non l'ho mai lasciato poiché é una continua scoperta, giorno dopo giorno. Adesso, nel mio piccolo, cerco di spiegare questa nuova tecnologia ai neofiti. Principalmente mi occupo di analisi on-chain, in poche parole, leggo quello che succede nella catena dei blocchi di bitcoin. Non sono un trader e non dispenso consigli finanziari. Se sei interessato alle analisi on-chain puoi visitare la mia pagina www.facebook.com/analysisbitcoinonchain
*** I commenti sono disabilitati. Per commentare gli articoli è possibile farlo sulle nostre pagine social su FACEBOOK, TWITTER o INSTAGRAM ***