La bufera pandemica sul mercato dei metalli: il caso dello zinco

L’andamento dei prezzi di trasformazione dello zinco evidenzia una grossa carenza di concentrato che sosterrà i prezzi del metallo per il resto di quest’anno.

La bufera pandemica sul mercato dei metalli: il caso dello zinco

Lo vediamo in Italia, lo vediamo in Europa e lo vediamo in tutto il mondo: i metalli industriali stanno scarseggiando.

Il problema parte dalla produzione mineraria, dove si crea un collo di bottiglia con conseguenze facilmente immaginabili. Le raffinerie non riescono ad approvvigionarsi dalle miniere a causa dei fermi e dei danni provocati dal COVID-19 e i prezzi dei metalli schizzano verso l’alto.

Non c’è materiale e i prezzi (di trasformazione) scendono

Il fenomeno diventa perverso per le raffinerie, visto che per attirare quel poco di concentrato che le miniere producono sono costrette ad abbassare drasticamente i prezzi di trasformazione. Esattamente quello che sta succedendo per il rame e anche per lo zinco.

I lockdown a seguito del COVID-19 hanno scosso grandi paesi fornitori di zinco come Perù e Messico.

Il Perù, uno dei principale produttori, è stato devastato da uno dei peggiori tassi di infezione pro capite al mondo. Inoltre, ad oggi, è riuscito a vaccinare solo il 2,2% della popolazione, con la necessità di mantenere protocolli di distanziamento sociale che limitano la produzione.

Secondo Reuters, il prezzo di trasformazione decennale delle raffinerie si aggirava intorno ai 300 dollari per tonnellata per poi crollare ai livelli attuali: 159 dollari per tonnellata. Si tratta del secondo livello più basso in un decennio. In Cina si parla addirittura di prezzi di trasformazione del concentrato tra i 60 e i 74 dollari per tonnellata.

Era successo qualcosa di simile ai prezzi di trasformazione nel 2018 e lo zinco era salito a 3.596 dollari per tonnellata.

Strano ma vero: non c’è carenza di zinco raffinato

Per chi conosce il mercato del rame noterà un’analogia quasi perfetta tra i due mercati a differenza del fatto che le fonderie di zinco non hanno ancora fatto ricorso alla chiusura degli impianti. Inoltre, stranamente, non sembra esserci carenza di metallo raffinato.

La spiegazione di ciò è da cercare nei magazzini di borsa e fuori borsa.

Le scorte nei magazzini LME (London Metal Exchange) hanno quasi raggiunto le 300.000 tonnellate, con un aumento del 47% dall’inizio di gennaio. Secondo l’International Lead and Zinc Study Group (ILZSG), la produzione mondiale raffinata è aumentata dell’1,2% rispetto allo scorso anno e il 2020 contabilizzerà un surplus di fornitura di 533.000 tonnellate.

Gli esperti spiegano che ciò è dovuto all’esistenza di 87.400 tonnellate di zinco tra le scorte non ufficiali, che qualcuno chiama i magazzini ombra dell´LME. Si tratta di qualcosa che ha caratterizzato il mercato dello zinco (ma anche dell’alluminio) negli ultimi dieci anni o anche di più.

Gli analisti credono che con l’avanzare dei vaccini anche l’approvvigionamento dalle miniere migliorerà. Tuttavia, l’offerta rimarrà limitata e i prezzi dello zinco, almeno per gran parte di quest’anno, continueranno a beneficiare di una scarsa produzione mineraria.

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