Secondo l’Economic and Steel Market Outlook di EUROFER, il 2025 segna una contrazione significativa per l’export siderurgico europeo, con un calo complessivo del 12% verso i mercati extra-UE. La flessione coinvolge sia i prodotti finiti (-11%) sia i piani (-8%), mentre i lunghi mostrano una dinamica più critica (-17%), evidenziando una perdita di slancio trasversale.
Le performance peggiori emergono nei segmenti a maggiore intensità industriale, come i laminati a freddo (-20%) e le lamiere (-11%). Sul fronte dei lunghi, il quadro appare ancora più fragile: il tondo crolla del 35% e la vergella del 25%, segnalando una domanda internazionale debole o sempre più contendibile da produttori extra-UE.
Cinque mercati assorbono il 59% delle esportazioni europee di acciaio finito, con Regno Unito, Stati Uniti, Turchia, Svizzera e India in testa. Tuttavia, emergono segnali disomogenei. Mentre Algeria registra una crescita rilevante (+39%), altri partner consolidati mostrano dinamiche più contenute, suggerendo una redistribuzione della domanda piuttosto che una vera espansione.
Il dato più critico riguarda l’ampliamento del deficit commerciale siderurgico, che raggiunge circa 2 milioni di tonnellate mensili includendo i semilavorati. Nei soli prodotti finiti, il disavanzo sale a 1,2 milioni di tonnellate, trainato quasi interamente dai prodotti piani. Il confronto con il 2024 evidenzia un peggioramento netto, con il venir meno del contributo positivo dei lunghi.
La geografia dei deficit evidenzia una crescente pressione competitiva asiatica, con squilibri marcati verso Corea del Sud, Cina, Indonesia e Vietnam, oltre a Turchia e India. Al contrario, i surplus verso Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera rappresentano ormai poche ancore di stabilità in un contesto sempre più difficile per la siderurgia europea.
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