Il mercato elettrico europeo ha registrato un generale aumento dei prezzi all’ingrosso nel mese di luglio 2026, sostenuto dall’ondata di caldo, dalla maggiore volatilità della produzione eolica, dall’aumento del costo del gas naturale e dei permessi di emissione di CO₂ (dati Ember).
| Paese | Prezzo medio (€/MWh) | Variazione mensile |
|---|---|---|
| Italia | 156,77 | +18,5% |
| Ungheria | 123,00 | n.d. (in aumento) |
| Slovacchia | 119,40 | n.d. (in aumento) |
| Polonia | 113,00 | n.d. (in aumento) |
| Germania | 106,79 | -3,9% |
| Spagna | 104,79 | +50,6% |
| Francia | 96,61 | +45,8% |
| Svezia | 45,88 | -32,9% |
Nel corso del mese, dopo una temporanea flessione dei prezzi all’inizio di luglio grazie al calo della domanda e all’aumento della produzione eolica, i mercati hanno ripreso a salire. In particolare, l’Italia ha subito gli effetti dell’aumento del prezzo del gas, fonte energetica ancora predominante nel mix elettrico nazionale, riportando le quotazioni ai livelli dell’inverno 2025.
L’ondata di calore tra la fine di luglio e l’inizio di agosto ha inoltre ridotto la disponibilità della produzione nucleare europea. In Francia, temperature vicine ai 40 °C hanno costretto EDF a fermare il reattore Golfech-2, contribuendo a spingere i prezzi serali dell’elettricità intorno ai 200 €/MWh, livelli inferiori solo a quelli registrati durante la crisi energetica del 2022.
Anche l’Europa Centrale ha affrontato forti criticità. In Ungheria, il basso livello del Danubio ha minacciato il funzionamento della centrale nucleare di Paks, scongiurando il rischio di fermo completo solo grazie al successivo innalzamento del livello del fiume. Per evitare blackout, famiglie e imprese hanno aderito a programmi volontari di riduzione dei consumi.
Situazione analoga in Romania, dove la ridotta portata del Danubio ha compromesso l’operatività della centrale di Cernavodă. Il paese ha iniziato a importare elettricità dall’Ucraina e alcune grandi aziende, tra cui Dacia e Ford, hanno sospeso temporaneamente la produzione per alleggerire il carico sulla rete elettrica.
Sul fronte politico, la Commissione Europea ha presentato il nuovo Piano d’Azione per l’Elettrificazione, che punta ad aumentare la quota dell’elettricità nei consumi energetici finali dal 23% attuale al 32% entro il 2030 e al 46% entro il 2040. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e generare risparmi fino a 260 miliardi di euro all’anno entro il 2040, favorendo al contempo una maggiore elettrificazione dell’industria e la modernizzazione delle reti energetiche.
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