Boom dei prezzi dello zinco. I costi energetici infiammano il mercato

I prezzi dello zinco esplodono ai massimi da 14 anni mentre i costi energetici pesano duramente sui produttori.

Boom dei prezzi dello zinco. I costi energetici infiammano il mercato

I prezzi dello zinco volano ai massimi da 14 anni, con un aumento su base mensile davvero impressionante di oltre il 24%. Oggi (18 ottobre), il contratto dello zinco a tre mesi al London Metal Exchange (LME) vale 3.752 dollari a tonnellata, ma venerdì aveva raggiunto 3.757 dollari.

L’energia razionata porta al razionamento dello zinco

Gli analisti sono tutti concordi nel riconoscere come causa principale di questo sbalzo delle quotazioni l’aumento dei costi energetici in tutto il mondo, un fenomeno che sta pesando su tutti i metalli. La scorsa settimana, il produttore belga di zinco Nyrstar ha annunciato tagli alla produzione nelle sue tre fonderie europee fino al 50%.

Lo zinco, come l’alluminio, viene fuso utilizzando grandi quantità di elettricità. Il razionamento di energia e l’aumento dei costi energetici sta portando anche al razionamento dello zinco. Ormai anche in Europa sta accadendo quello che da mesi si è verificato in Cina.

Tornando a Nyrstar, due dei tre impianti colpiti dai tagli acquistano elettricità principalmente generata da fonti di energia rinnovabile. Tuttavia, i significativi aumenti del costo dell’elettricità nelle ultime settimane e l’onere del costo della CO2 che emette il settore elettrico e che viene trasferito ai clienti industriali e domestici, danno all’attività un enorme svantaggio competitivo. Di fatto, i prezzi estremi dell’energia mettono fuori mercato i produttori europei rispetto a quelli che operano extra UE.

Verrà a mancare l’11% della produzione mondiale

Va considerato che, al contrario di quanto avviene per altri metalli, alcune delle più grandi fonderie di zinco del mondo si trovano in Europa. È qui che Nyrstar, ma anche Glencore, hanno annunciato tagli produttivi, facendo mancare circa l’11% della produzione mondiale su base annua.

Le principali fonderie europee funzionano, direttamente o indirettamente, grazie al gas naturale. Mentre l’inverno sta arrivando, le scorte di gas UGS (impianti di stoccaggio sotterranei) in Europa sono ai minimi da anni. Secondo Gazprom, la differenza negativa rispetto alle scorte dello scorso anno è di 18,5 miliardi di metri cubi di gas. Soltanto il 71 percento della quantità di gas prelevata dagli impianti europei nell’ultima stagione è stata ricostituita.

I prezzi del gas naturale sono aumentati di nuovo

Nonostante Putin abbia dichiarato che la Russia è pronta ad aumentare le forniture in Europa per stabilizzare i prezzi, le quotazioni del gas naturale continuano ad aumentare.

Secondo i dati ICE (Intercontinental Exchange Inc.), i futures del gas TTF olandesi sono scesi a circa 40 euro per MwH a metà agosto prima di salire a 116 euro il 4 ottobre. Tuttavia, all’inizio di questa settimana i futures sul gas TTF sono saliti fino a 108 euro per MwH.

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