Un’altra vittima della crisi energetica: la produzione di zinco a Portovesme

Le linee produttive di zinco di Portovesme rimarranno chiuse fino a quando i prezzi del mercato dell’energia in Europa non si abbasseranno.

Un'altra vittima della crisi energetica: la produzione di zinco a Portovesme

Se c’era chi pensava che la crisi energetica del gas fosse un problema soltanto del nord Europa, dovrà ricredersi. Anche in Italia, gli effetti di costi energetici insostenibili per le aziende cominciano a fare vittime.

Glencore, la multinazionale svizzera delle materie prime, ha annunciato che metterà le linee di produzione dello zinco di Portovesme in manutenzione entro fine anno. Si tratta di un impianto con una capacità produttiva di 100.000 tonnellate all’anno e che dà lavoro direttamente a 400 dipendenti.

I prezzi alti dell’energia comportano l’impossibilità per Portovesme di produrre con profitto

Come riferisce Reuters, la decisione di fermare la produzione è una conseguenza dell’aumento dei prezzi dell’energia elettrica in Europa e si prevede che la chiusura durerà fino a quando non ci sarà un cambiamento significativo nei prezzi del mercato dell’energia.

Come ben sanno tutti quelli che lavorano a Portovesme, produrre zinco è un’attività ad alta intensità di energia e, quindi, le sorti dello stabilimento sardo dipendono fortemente dal fatto che i prezzi dell’elettricità siano competitivi e stabili. Quest’anno, in Europa, i prezzi dell’energia elettrica sono cresciuti a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale e del carbone.

Naturalmente, i sindacati sono sul piede di guerra nonostante Glencore abbia dichiarato che riconsidererà la decisione seguendo lo sviluppo del mercato energetico europeo. I sindacati hanno ben capito che il problema energetico è una bomba che sta esplodendo anche su molti altri settori produttivi italiani e chiedono un intervento dello stato.

Una crisi che arriva da lontano

Purtroppo, questa volta, la crisi energetica che ha investito il Vecchio Continente è davvero grave e affonda le radici nel recente passato. Di certo, non sarà sufficiente la bacchetta magica del governo italiano (leggasi “soldi dei contribuenti“) per risolverla.

Tornando invece alla Glencore e alle sue strategie sul mercato dello zinco a livello globale, non va dimenticato che, il mese scorso, ha firmato un accordo da 110 milioni di dollari per cedere le sue attività di zinco in Bolivia alla canadese Santa Cruz Silver Mining.

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