Sarà l’economia ad uccidere il carbone

Il futuro del carbone per la produzione di energia è decisamente incerto. Intanto, le più grandi società se ne stanno allontanando.

Sarà l'economia ad uccidere il carbone

È del mese scorso la notizia che il colosso minerario Rio Tinto ha annunciato di voler contribuire attivamente a combattere le cause del cambiamento climatico.

Non è certo una novità visto che l’azienda ha ceduto tutte le sue attività riguardanti i combustibili fossili. Al contrario, la multinazionale australiana, si concentrerà su materiali come il rame o come i metalli delle batterie. Rio Tinto afferma di essere, dal 2018, l’unica multinazionale a non avere carbone tra le sue attività.

Il carbone è arrivato al tramonto?

Che sia davvero al tramonto, lo dimostra anche il più grande esportatore del mondo: Glencore. Infatti, la grande multinazionale delle materie prime, ha dichiarato di voler limitare la produzione di carbone, citando il clima come una delle ragioni per farlo.

Secondo gli esperti di settore, il futuro del carbone sta avviandosi lungo un declino terminale. I nuovi progetti di estrazione del carbone sono sempre di meno, in quanto i governi e gli investitori stanno alla larga dai settori inquinanti.

È una tendenza che riguarda sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo. Questi ultimi contano ancora su questo combustibile fossile per generare energia a costi relativamente bassi, ma stanno gradualmente passando a fonti più rispettose dell’ambiente. Per esempio, la Cina, che soffre di frequenti e gravi episodi di inquinamento dell’aria, ha esteso il divieto di importazione di carbone australiano all’inizio di quest’anno.

Bassa redditività e rischi alti nel lungo termine

Non è azzardato dire che, in molti paesi, le centrali a carbone stanno chiudendo a causa dell’economia e non a causa di pressioni normative. In altre parole, la produzione di energia usando il carbone non è più conveniente come in passato o, comunque, ha una redditività sempre minore. Come è successo in Australia, dove la AGL ha chiuso la centrale elettrica a carbone di Liddell, nel New South Wales, nonostante il governo avesse chiesto di mantenerla aperta.

Anche gli investitori e le banche stanno diventando più riluttanti a finanziare nuove centrali a carbone, così come le assicurazioni nel coprire questo tipo di attività.

Tuttavia, c’è sempre qualcuno che vuole operare su questo mercato, nonostante sia più difficile ottenere finanziamenti. Inoltre, l’abbandono del settore da parte di alcune aziende si traduce in una minor concorrenza, qualcosa di molto positivo per chi sta dentro questo business. Non per nulla, qualcuno dice che è ancora una buona scommessa quella dello sviluppo del carbone nei paesi asiatici.

Ma gli analisti concordano sul fatto che il carbone si trova in una spirale negativa di redditività che, con molta probabilità, sarà la sua condanna a scomparire come combustibile fossile.

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