Ritorno al carbone: chi ne brucerà di più e chi se ne avvantaggerà?

Alcuni paesi nell’Unione Europea sono in grado di sostituire completamente l’uso del gas facendo funzionare a pieno regime centrali elettriche a carbone.

Ritorno al carbone: chi ne brucerà di più e chi se ne avvantaggerà?

Il carbone era uscito dalla porta ma, nei paesi europei, è rientrato dalla finestra. Pur di tagliare la dipendenza dal gas russo e dopo anni di demonizzazione, adesso usare il più sporco tra i combustibili fossili è diventato accettabile.

Polonia e Germania in netto vantaggio

Il più impresentabile dei combustibili fossili ricomincia a far funzionare le vecchie centrali a carbone dismesse. In queste condizioni, sono la Polonia e Germania le nazioni che si trovano nella posizione migliore poiché potrebbero sostituire completamente l’uso del gas nei loro settori energetici facendo funzionare a pieno regime centrali elettriche a carbone.

Secondo Ing Group, anche Portogallo, Spagna e Paesi Bassi possono rispondere alla crisi del gas utilizzando carbone e mettendo parzialmente in sicurezza il sistema energetico nazionale. Nel caso dell’Italia, soltanto il 21% dell’attuale energia prodotta da gas naturale potrebbe venir rimpiazzata dalle centrali a carbone disponibili.

Come trovare tutto il carbone necessario?

Tuttavia, le cose non sono così semplici come sembrerebbero. Anche tralasciando per un momento le conseguenze ambientali e climatiche, trovare tutto il carbone necessario a far funzionare le centrali a carbone a piena capacità non è per nulla facile.

In ogni caso, il paese europeo che parte avvantaggiato nella corsa all’energia nera è certamente la Polonia. Innanzitutto, è il primo paese europeo con gli impianti di stoccaggio del gas pieni all’81%, quindi parte da una situazione di maggior sicurezza rispetto agli altri paesi membri dell’Unione Europea (UE). Inoltre, il mix energetico polacco dipende fortemente dal carbone poiché il paese ha iniziato a passare al gas relativamente tardi. Secondo Bloomberg New Energy Finance (BNEF), la quota della produzione di energia elettrica a carbone è scesa dal 94% nel 2000 al 72% nel 2020, anche se la capacità produttiva non è cambiata negli ultimi 20 anni e si attesta a circa 30 gigawatt.

Se la Polonia attivasse tutte le sue centrali a carbone, non solo riuscirebbe a soddisfare tutti i propri fabbisogni energetici interni, ma riuscirebbe anche ad esportare energia nera. Naturalmente, tutto ciò sarebbe possibile solo riuscendo a trovare tutto il combustibile necessario. Attualmente, il carbone è scarso in Polonia a causa dell’embargo contro la Russia e degli investimenti insufficienti da parte delle compagnie carbonifere.

I rischi per il clima

Ma veniamo adesso alla questione cardine circa l’utilizzo di questo tipo di combustibile e cioè i rischi per il clima. Naturalmente, non basta che Bruxelles decida di usarlo al posto del gas russo per cambiare la realtà dei fatti. E i fatti dicono che le centrali elettriche a carbone emettono il doppio della CO2 delle centrali elettriche a gas. Se riteniamo che evitare un disastro climatico sia una priorità, usare energia nera non è certo la cosa migliore che si possa escogitare.

È vero che gli attuali mercati dell’energia forniscono condizioni economiche favorevoli per la produzione di energia a carbone (cioè profitti più elevati), ma il nostro pianeta potrebbe non essere più in grado di sostenere questa svolta energetica e, presto o tardi, l’umanità si potrebbe trovare a scontare pesanti conseguenze.

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