Offshore

La piccola banca del grande scandalo di Andorra

Riciclaggio di denaro proveniente da traffici di droga e affari illeciti sono le accuse che hanno travolto una piccola banca di Andorra. Grossi problemi anche per i clienti che avevano scelto l’istituto per mettere al sicuro i propri risparmi regolarmente detenuti.

Tempi difficili per le banche offshore.

Il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti ha acceso i riflettori su un piccolo, ma finanziariamente importante, stato europeo considerato ancor oggi un felice paradiso fiscale.

Immobiliaristi russi, industriali cinesi e funzionari statali venezuelani sono stati accusati di lavare i loro soldi attraverso una piccola banca fondata nel 1958 e situata nel Principato di Andorra: la Banca Privada d’Andora (BPA) Il direttore generale e due funzionari sono stati arrestati e il consiglio di amministrazione azzerato, ma lo scandalo si è subito allargato alla Spagna, dove la banca era proprietaria del Banco Madrid, un istituto rivolto a clienti facoltosi.

È stata aperta una procedura di insolvenza per il Banco di Madrid a seguito dei primi consistenti prelievi da parte dei clienti che hanno minato la capacità della banca di far fronte adeguatamente alle proprie obbligazioni. La Banca di Spagna ne ha assunto il controllo.

I conti correnti dei clienti sono stati bloccati ed i prelievi contingentati a non più di 2.500 euro a settimana

Lo scandalo ha scosso il piccolo paese nel cuore dei Pirenei, fortemente dipendente dalla sua settore bancario, che costituisce circa il 20% del PIL.

La corsa agli sportelli da parte dei clienti ha spinto il governo locale ad assicurare che non esiste nessun problema di liquidità per l’istituto bancario. Tuttavia, per evitare un crac, i conti correnti di tutti clienti sono stati bloccati ed i prelievi contingentati a non più di 2.500 euro a settimana. Probabilmente BPA verrà assorbita da una delle banche maggiori del paese, si sussurra Crédit Andorrà, ma al momento la situazione è assai incerta e fonte di preoccupazione per tutti i correntisti che temono in un congelamento a tempo indefinito dei propri depositi.

Non è da esclude, per il momento, nemmeno il rischio di un effetto contagio sul resto del sistema creditizio di Andorra. Alcune voci di corridoio sostengono che sia finita sotto indagine anche ANDBANK, la più grande banca del paese. Il ministro delle finanze, Jordi Cinca, ha lapidariamente smentito le possibilità di un effetto contagio per le cinque del Principato di Andorra.

L’intera vicenda, probabilmente soltanto all’inizio, solleva ancora una volta dubbi e perplessità sull’intero sistema delle cosiddette banche offshore.

Il sospetto di riciclaggio di questo scandalo, che fa riferimento alla criminalità organizzata russa e cinese oltre che alla società petrolifera venezuelana statale, la Petróleos de Venezuela, è quella cosa che dipinge il sistema bancario offshore come qualcosa di nefasto e truffaldino.

La maggior parte delle persone pensano ancora che l’unica ragione per avere un conto bancario offshore sia quella di voler coprire qualche attività illegale. Si esclude a priori che qualcuno possa pensare semplicemente ad un’opzione per diversificare gli investimenti al di fuori del proprio paese. Uno strumento per proteggere i risparmi, non per nasconderli.


In un caso come quello del BPA, i maggiori danni potrebbero essere per tutti quei risparmiatori che utilizzavano i forzieri della banca non per attività di riciclaggio o per nascondersi agli occhi del fisco, ma semplicemente per tenere al sicuro i propri denari.

La lezione di Andorra, per gli investitori più previdenti che hanno deciso di internazionalizzarsi, è un insegnamento da non dimenticare: è sempre meglio avere due conti offshore per essere in grado, in caso di scenari come quello verificatosi nel piccolo stato spagnolo, di poter spostare il denaro da uno all’altro.

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