Nuova crisi in Argentina, dal sapore vagamente italiano

Non è la prima volta che sentite parlare di crisi in Argentina? Non preoccupatevi, questo paese entra in crisi finanziaria, più o meno, ogni dieci anni…

L’Argentina non è certo l’Italia, ma l’inettidutine dei suoi politici ricorda abbastanza quella dei nostri governanti, presenti e passati. Perciò, quello che sta accadendo nel paese latino americano è assai interessante per chi vive in Italia, dove si agitano spesso i fantasmi di una grave crisi finanziaria come quella che potrebbe scatenarsi con l’uscita del paese dall’area euro.

L’Argentina, sono circa 60 anni che continua a lottare per liberarsi dalle crisi finanziarie che, ogni decennio, colpiscono il paese. La più recente, nel 2002, ha gettato nella miseria milioni di argentini della classe media e ha scosso la fiducia degli investitori su di un’economia troppo dipendente dalle materie prime.

Adesso, il governo argentino è stato costretti a pregare il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per un salvataggio da 50 miliardi di dollari. Come avvenuto anche in passato, il governo in carica dice che la colpa è dell’esecutivo precedente, presieduto da Cristina Fernández de Kirchner. Tutto vero, l’inettidudine dei governanti manifesta tutti i suoi effetti negativi negli anni a venire. Proprio come avverrà con il governo attuale di Mauricio Macri

Sovvenzioni e nazionalizzazioni a go-go

Tornando all’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner, al governo dal 2007 al 2015, verrà ricordata per aver aumentato la spesa pubblica, per aver nazionalizzato aziende e per aver sovvenzionato pesantemente molti aspetti della vita quotidiana degli argentini, dalle utility alle trasmissioni calcistiche in televisione. Ancor peggio, per aver controllato il tasso di cambio, con tutti i problemi che ciò comporta, come il mercato nero dei dollari e una forte distorsione dei prezzi.

Il nuovo presidente, Mauricio Macri, da bravo conservatore, aveva promesso una maggiore responsabilità fiscale e di arginare il crollo della valuta. A conti fatti, ha costantemente fallito, con un inflazione sempre maggiore e che è la più alta tra le nazioni del G20. Da quando è arrivato al potere nel 2015, Macri non è riuscito a realizzare le riforme economiche promesse al FMI, che avrebbero dovuto frenare la spesa pubblica e il debito. Il risultato è stata una crescita dell’inflazione (oltre il 31%), con tagli draconiani alla spesa pubblica, una disoccupazione record e la povertà in rapida crescita.

Nuovi dazi sulle esportazioni

Entro fine anno, l’inflazione arriverà a oltre il 40%, mentre il peso argentino è crollato e, solo nel corso di quest’anno, si è svalutato del 52%. In questa situazione gli investitori stanno fuggendo.

Il governo è così disperato che ha imposto un dazio su tutte le esportazioni (comprese le materie prime)!

Cosa succederà nel prossimo futuro? Certamente non si intravede una rapida inversione di tendenza e, con ogni probabilità, quello che aspetta gli argentini sono anni di recessione e di austerità.

Prima o poi, qualcuno doveva pagare il conto per politiche scellerate, populisticamente orientate ad accontentare cittadini poco inclini al cambiamento e aggrappati a piccoli o grandi privilegi acquisiti, rendite di posizione, statalismo e corruzione. Ma siamo proprio sicuri di parlare dei problemi dell’Argentina e non di quelli dell‘Italia?

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