Una grossa crepa nel cuore della finanza mondiale

Per chi ha la memoria corta, i mutui subprime sono una storia lontana. Purtroppo però, il sistema finanziario mondiale ha in serbo un’altra brutta sorpresa…

Una grossa crepa nel cuore della finanza mondiale

Mentre il mondo si appresta a festeggiare la fine del nuovo anno, i mercati azionari stanno sprofondando in tutto il mondo. A Wall Street, da ottobre, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) ha perso quasi 4.000 punti (-15,1%), mentre lo S&P500 ha perso il 15,8%.

Detto in altre parole, sono scomparsi migliaia di miliardi di dollari dai bilanci globali. Solo nel mese di dicembre, le azioni delle aziende dello S&P500 hanno perso 2,39 miliardi di dollari.

Grandi debiti di bassa qualità

Perché i prezzi delle azioni stanno calando? Gli esperti e i guru del settore indicano come principali responsabili i continui rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve americana (FED) e la guerra commerciale in corso tra gli Stati Uniti e la Cina. Tuttavia, per quanto questi due fattori siano importanti, esiste un’altra componente che tutti sottovalutano: livelli elevati di debito, di cui la gran parte è di dubbia qualità.

All’inizio di dicembre, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha riferito che il carico del debito globale totale ha raggiunto i 184.000 miliardi di dollari. Circa il 225% del PIL mondiale e quasi il doppio di quello che era nel 2007, alla vigilia dell’ultima crisi finanziaria.

Se qualcuno non ricorda la crisi del 2007-2008, gli interesserà sapere che fu causata da un eccesso di debiti. La scintilla che scatenò tutta una serie di drammatiche reazioni a catena furono gli aumenti dei tassi d’interesse da parte della FED. Ciò causò il default dei proprietari di immobili i cui mutui erano legati ai tassi d’interesse.

La vecchia storia dei mutui “subprime”

Molti di questi mutui erano definiti “subprime“, che significava che gli intestatari avevano scarsi rating di credito o, addirittura, non avevano fornito alcuna prova di affidabilità creditizia. In molti casi, i mutui erano pari al 95% o più del valore dell’immobile finanziato. Nel frattempo, i maghi della finanza di Wall Street avevano trasformato i mutui subprime in titoli ipotecari, chiamati obbligazioni di debito collateralizzate, che erano finite nei portafogli di singoli investitori, di hedge fund e persino di fondi pensione.

Con l’aiuto delle agenzie di rating internazionali, chi emetteva titoli garantiti da ipoteca faceva qualcosa di simile alla conversione del piombo in oro. Le agenzie di rating dicevano che possedere molti pacchetti di mutui subprime fosse molto più sicuro che possederne solo uno. Invece di classificare i mutui subprime come obbligazioni spazzatura (junk bonds), le agenzie di rating assegnavano voti più alti possibili.

Sappiamo tutti cosa è successo dopo. Milioni di mutuatari sono risultati inadempienti sui loro mutui e il valore delle obbligazioni di debito collateralizzate è crollato. Poi, anche le banche e le compagnie assicurative che sostenevano tutti quei titoli sono iniziate a crollare, insieme ai mercati di tutto il mondo.

La finanza ha confezionato un altro regalo come quello dei mutui “subprime”?

Oggi, siamo pronti per ripetere la stessa cosa?

Le agenzie di rating del credito stanno ancora dando punteggi al debito molto più alti di quanto meriti. I rating vengono assegnati in base ad una scala che va da AAA a D (Standard & Poor’s) o da Aaa a D (Moody’s). Il rating più basso per un debito in cui sia accettabilmente rischioso investire (investment grade) è BBB- o Baa3.

Dal 2007, le aziende di tutto il mondo, proprio come gli acquirenti di immobili di un decennio fa, hanno preso a prestito denaro ad ritmo vertiginoso, grazie alla politica dei tassi di interesse a zero, adottata da quasi tutte le banche centrali del mondo. Ecco perché il volume del debito con rating BBB- è aumentato dai 700 miliardi di dollari nel 2008 ai 3.000 miliardi di oggi.

Guardando bene questi numeri, è impossibile non allarmarsi. Nel 2007, le società con rating BBB- avevano un debito medio netto di 2,1 volte gli utili. Oggi, quel rapporto è 3,2 e più di un terzo delle aziende con rating BBB ha un rapporto debito/utili superiore a cinque.

Forse una grossa fetta di debito apparentemente investment grade è in realtà spazzatura, pronta ad essere cancellata dal primo scossone finanziario? Se ciò accadesse, si potrebbe innescare una crisi finanziaria da far sembrare insignificante quella che abbiamo vissuto dieci anni fa.

Come noto, prima o poi, nell’economia e nella finanza, le Cassandre rischiano che le proprie previsioni si avverino. E quando ciò succede non potranno far altro che dire “noi ve lo avevamo detto!”

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