Tante promesse e pochi metalli. L’economia verde in Europa rischia il flop

I metalli svolgeranno un ruolo fondamentale nella transizione verso l’energia verde. Ma investimenti e nuove strutture per arrivare all’indipendenza energetica, rischiano di fallire per la carenza di metalli.

Tante promesse e pochi metalli. L'economia verde in Europa rischia il flop

In un mercato caratterizzato da venti contrari come l’inflazione e l’interruzione delle catene di approvvigionamento, l’unica opportunità è quella data dalla crescita delle infrastrutture nazionali per andare verso un’economia più verde.

Il ruolo fondamentale dell’acciaio

Gli investimenti necessari per la transizione energetica e le infrastrutture che dovranno essere costruite (comprese quelle per il nucleare), potrebbero essere il motore economico per il continente europeo nei prossimi anni e uno dei metalli che giocherà un ruolo fondamentale in questo contesto è l’acciaio.

Per esempio, nel Regno Unito, il governo sta spingendo per il via libera di otto nuovi reattori entro la fine del decennio, con fondi pubblici come parte del nuovo modello di finanziamento statale. I britannici vogliono aumentare la produzione di energia nucleare da 7 GW a 24 GW nei prossimi tre decenni, oltre ad ampliare la produzione di energia interna dopo le criticità emerse con il conflitto tra Russia e Ucraina.

L’acciaio è un componente chiave nella costruzione di centrali nucleari ma è anche largamente utilizzato nella produzione di turbine eoliche, pannelli solari e energia a idrogeno. Inoltre, è impiegato massicciamente per l’esplorazione e la perforazione di petrolio e di gas naturale.

Neutralità climatica irraggiungibile senza molti più metalli

Il cosiddetto Green Deal dell’Unione Europea, che ha come obbiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, non richiederà soltanto acciaio. Infatti, secondo un recente studio della KU Leuven University (Belgio), servirà 35 volte più litio e da 7 a 26 volte più terre rare rispetto ad oggi. Ma anche il 30% in più di alluminio, il 35% in più di rame, il 45% in più di silicio, il 100% in più di nichel e il 330% in più di cobalto.

Purtroppo, i politici europei sembrano non rendersi conto che ci troveremo ad affrontare carenze critiche di metalli nei prossimi 20 anni per poter sostenere un sistema europeo di energia pulita.

Se non si faranno passi significativi nella direzione di costruire solide catene di approvvigionamento con fornitori comprovati e responsabili, le promesse di un’economia circolare a lungo termine non potranno essere mantenute e l’Europa si ritroverà nelle stesse condizioni di dipendenza di oggi verso i combustibili fossili.

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