Siamo condannati alla penuria di metalli anche per il 2022?

I vincoli all’offerta di metalli industriali potrebbero protrarsi fino al 2022. La crisi energetica è il fattore chiave da non perdere di vista.

Siamo condannati alla penuria di metalli anche per il 2022?

La domanda di metalli industriali è così forte da provocare un deficit. Secondo BMO Capital Markets, questa è la causa principale della crisi di approvvigionamento che il settore dei metalli sta attraversando.

Ma la cosa peggiore è che i problemi, con tutta probabilità, continueranno anche nel 2022.

Una domanda di energia travolgente

Oltre alla domanda dei consumatori che ha raggiunto livelli mai visti prima, la crisi energetica mondiale sta aggravando sempre di più i problemi di fornitura. Anche in questo caso la domanda gioca un ruolo cruciale.

La recente crescita della domanda di energia è strutturalmente superiore a quella a cui il mondo era abituato. Le nuove tecnologie, come per esempio il cloud o il 5G, si stanno rivelando più energivore di quanto si pensasse.

Se a questo aggiungiamo le interruzioni energetiche in Cina che stanno influenzando tutta l’attività industriale, scopriamo che anche l’offerta sta attraversando una crisi che non ha precedenti.

Il riavvio delle economie nazionali dopo la pandemia di COVID-19, un inverno più lungo e la concorrenza delle società asiatiche, hanno fatto crescere i prezzi del gas in Europa, con ondate di rialzi nel corso di tutto l’anno. Soltanto nell’ultimo periodo abbiamo assistito ad oscillazioni dei prezzi senza precedenti. Il 16 ottobre, il prezzo dell’European Energy Exchange del gas naturale presso il TTF di Amsterdam è stato di 89,31 euro per MWh. Si tratta di un livello assai diverso di quello di qualche giorno prima di 114,29 euro (6 ottobre). Tuttavia, è più del doppio rispetto ai 50,38 euro del 1 settembre.

Mentre la logistica è nel caos

Ma c’è anche un altro fattore che ha messo in crisi tutta la catena degli approvvigionamenti, dai chip ai metalli industriali. Si tratta della logistica, che si è ritrovata in un caos mai visto, provocato dal modo distorto con cui le economie mondiali si sono riprese dalla pandemia di COVID-19.

Le restrizioni legate alla pandemia hanno portato a lunghe code per le navi nei porti di tutto il mondo, con containers sparsi in ogni zona del globo. Per questo motivo, in alcuni casi, i metalli primari sono stati spediti alla rinfusa, anziché viaggiare in container.

In questa situazione qualcuno si è trovato nella condizione di cercare disperatamente metallo, naturalmente disposto a pagarlo molto più caro. Il che significa che i premi sono stati spinti verso l’alto. Rame, alluminio, zinco, nichel e stagno, solo per restare nel circuito dei metalli base, sono venuti a mancare e i loro prezzi sono aumentati.

Il mercato più critico? Quello dell’alluminio

Ma, tra tutti i metalli base, è l’alluminio che sta attraversando il momento più critico, soprattutto nel breve termine. La domanda nel primo semestre del 2021 è aumentata del 120% anno su anno e la carenza di energia e gli alti costi in Cina comporteranno un taglio alle forniture di 2-3 milioni di tonnellate fino alla fine dell’anno. Ciò significa che mancherà alluminio fino a quando non terminerà la crisi energetica.

Tra gli esperti nessuno si azzarda a fare previsioni su quando finiranno i problemi energetici che colpiscono soprattutto l’Europa e la Cina. Tuttavia, è ragionevole pensare che non ci saranno miglioramenti nel corso dell’inverno e per poter ritornare in una condizione di pseudo-normalità ci sarà da attendere almeno la prossima primavera. Ma i più pessimisti dicono che nulla migliorerà prima dell’estate.

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