Oro a 5000 dollari e petrolio a 65. Nei prossimi mesi tanta volatilità

Nei prossimi mesi i trader si aspettano molta volatilità sul mercato dell’oro e del petrolio.

Durante l’annus horribilis della pandemia, ci sono state due materie prime che, per ragioni diverse tra loro, sono state al centro della scena.

Da una parte l’oro i cui prezzi hanno toccato i massimi ad agosto e dall’altra il petrolio che ha visto addirittura i prezzi scivolare in negativo a causa del crollo della domanda.

Entrambe queste commodity hanno registrato una grande volatilità. Una volatilità a breve termine che potrebbe essere un’opportunità anziché un rischio, soprattutto per quanto riguarda il metallo giallo.

Le 2 facce della pandemia: oro e petrolio

I prezzi del petrolio hanno iniziato il 2020 a oltre 60 dollari al barile, poi sono scesi ai minimi ad aprile e, in estate, sono saliti a 40 dollari. Il crollo della domanda ha spinto il petrolio al ribasso, mentre l’aumento dell’incertezza sulla ripresa economica oltre ai timori di una seconda ondata di COVID-19, hanno spinto gli investitori a cercare rifugi sicuri come l’oro, i cui prezzi sono schizzati anche sopra i 2.000 dollari per oncia.

Per gli analisti, tutte e due le materie prime potrebbero rappresentare opportunità di acquisto nel medio termine (uno o due anni), soprattutto se arriverà sul mercato solo nel 2021 un vaccino efficace contro il coronavirus.

Per i prezzi dell’oro c’è ancora molta strada fare

I tassi di interesse bassi o negativi, il continuo stimolo economico e la percezione che l’oro sia una copertura contro l’incertezza economica dovrebbero far aumentare i prezzi. Inoltre, l’incertezza cresce con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali statunitensi.

Secondo Kopernik Global Investors, l’oro ha ancora molta strada da fare e potrebbe raggiungere i 5.000 dollari all’oncia. Anche i prezzi delle società minerarie aurifere devono ancora crescere. Infatti, attualmente, stanno scambiando al 50-60% in meno rispetto al 2011, quando l’oro era a livelli simili a quelli odierni.

Persino gli analisti meno rialzisti, come per esempio Bank of America Merrill Lynch, prevedono che il metallo giallo arriverà a 3.000 dollari entro l’inizio del 2022. Citigroup è invece più ottimista e ritiene che vedremo i 5.000 dollari.

Tempi duri per il petrolio

Per il petrolio, invece, la musica è molto diversa. I prezzi sono crollati negli scorsi mesi a causa del coronavirus e dei dubbi sui tempi di un vaccino che potrebbe continuare a ritardare fino al prossimo anno.

Per Saxo Bank non assisteremo ad altre drammatiche svendite di greggio, ma le prospettive a breve termine di una ripresa della domanda non sono buone. Soltanto il prossimo anno ci potrebbe essere un recupero dei prezzi di 10 dollari.

Goldman Sachs prevede che il Brent Crude raggiungerà i 65 dollari al barile nel terzo trimestre del 2021, anche se potrebbe finire l’anno in ribasso, a 58 dollari al barile.

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